La mossa di Dini crea scompiglio a destra e a sinistra

C’è già chi prefigura scenari inediti quando al Senato approderanno alcuni provvedimenti delicati da approvare. Una tensione che potrebbe scaricarsisulla legge Finanziaria. Intanto già giovedì, nell’aula di palazzo Madama, sono attese importanti votazioni sulla Rai

Roma - La decisione di Lamberto Dini che ha ufficializzato oggi che la componente liberaldemocratica della Margherita non entrerà nel costituendo Partito democratico agita trasversalmente le acque della politica. Da sinistra a destra c’è già chi prefigura scenari inediti quando approderanno nell’aula di palazzo Madama i provvedimenti da approvare. Una tensione che qualcuno già prevede si scaricherà sulla legge Finanziaria. Ma già giovedì nell’aula di palazzo Madama sono attese importanti votazioni sulla Rai.

Di Pietro: "E' il solito Dini" Non sembra stupirsi più di tanto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro che dice: "È il solito Dini del cavallo giusto al momento giusto: ha fatto parte del comitato dei 45 per scrivere le regole" anche "per fare da garante nella costruzione del Partito democratico, evidentemente ha visto che questo Partito democratico, così come si sta sviluppando, non gli da abbastanza spazio". "È legittimo tutto quello che fa - aggiunge Di Pietro - certo però è singolare che si dica che il Pd non va bene, proprio da parte di chi era uno dei 45 delegati a costruirlo. Delle due l’una: o Dini non sapeva e non sa quello che dice, o questo Pd ha ancora dei problemi di identità molto importanti".

Soro: "Ogni rinuncia è un'occasione mancata" Per il coordinatore dell’esecutivo della Margherita, Antonello Soro, "ogni rinuncia o astensione è un’occasione mancata, soprattutto per quelli che scelgono di non partecipare. A me dispiace - aggiunge Soro - ma vorrei segnalare che la nascita del Pd non è un fatto neutro, indifferente, cui tutti hanno aderito. Sono state altre le personalità che in questi mesi hanno segnalato la loro volontà di non parteciparvi. Io spero - ha concluso - che il saldo degli italiani che aderiranno a questo grande progetto sia assolutamente positivo rispetto a quanti non vi aderiranno".

Schifani: "Il Pd perde pezzi prima di partire" Ma se il centrosinistra riflette sul da farsi, alla luce delle decisioni dell’ex premier, il centrodestra cavalca la notizia. "Il Pd perde pezzi ancora prima di cominciare. La scelta annunciata dal senatore Dini è una palese bocciatura per un progetto politico che è sempre più una fusione a freddo". Afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. "Gli elettori, che nei sondaggi non premiano il nuovo soggetto - aggiunge - lo hanno capito perfettamente e soprattutto si sono resi conto da tempo che le primarie del Pd sono in realtà una finzione di democrazia. Il vincitore, imposto dai vertici Ds, lo conoscono tutti. È quello che tra un mese farà di Prodi ancora di più un premier di consolazione".

La Russa: "Si cristallizzano i contrasti nella maggioranza" Secondo il capogruppo alla Camera di An i contrasti nella maggioranza "si cristallizzano oggi con la decisione di Dini". Quello che conta - per La Russa - è che "l'opinione pubblica ha già condannato questo governo".

Cesa: "Dini non accetta un'operazione che parte dal vertice" Per l’Udc "Dini è una persona estremamente seria che evidentemente non condivide il progetto di fondere due anime diverse in un unico partito. Dini prende le distanze da questa operazione che parte dal vertice, dalla nomenklatura e non dalla base". Ha affermato Lorenzo Cesa, segretario dei centristi.

Fisichella: "Non appoggerò nessuno" Appoggiare Lamberto Dini? "Io sto con me stesso". Risponde così ai giornalisti il senatore della Margherita Domenico Fisichella. "Non appoggerò nessuno" dice l'ex esponente di An poi passato nella Margherita.