La mossa di Forza Italia: esposto al Garante

E la Cdl chiede diritto di replica nello show

Fabrizio de Feo

da Roma

La parola d’ordine che parte da Palazzo Chigi e si propaga come un’onda nel «corpo» di Forza Italia è secca: tenete i nervi saldi, evitate di cadere nelle provocazioni e non reagite in maniera scomposta. Certo il grande spot antiberlusconiano andato in onda nella prima parte di Rockpolitik è un colpo difficile da incassare. Evoca il clima del 2001, riporta alla memoria l’offensiva incrociata dei mille messaggi «politici» lasciati cadere con leggerezza nei varietà, distillati in trasmissioni soltanto nominalmente comiche e rilanciati negli approfondimenti giornalistici. Ma il premier non si scompone. E mostra piena fiducia nella capacità di discernimento degli italiani e nell’equazione «odio uguale consenso». Come dire che se la sinistra alza i toni, grida al regime ma poi se ne infischia delle regole e del pluralismo finisce per farsi del male da sola.
Raccontano che sia stato il portavoce Paolo Bonaiuti a consigliare a Silvio Berlusconi il silenzio sul «caso Celentano-Santoro». «Non reagiamo perché non conviene. Ogni parola in questo momento verrebbe strumentalizzata così come avvenne dopo Sofia» gli avrebbe detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Quel che è certo è che questa indicazione è stata raccolta a tutti i livelli e nessun esponente azzurro si è spinto fino a chiedere la chiusura del programma o le dimissioni del direttore generale di Viale Mazzini. Dentro Forza Italia, d’altra parte, una convinzione simile a quella del premier è ampiamente diffusa e molti ritengono che la sortita di Celentano e Santoro possa trasformarsi in un boomerang. «I tiepidi ora possono vedere cosa li aspetta» dice Antonio Palmieri. E Lucio Malan di rimando: «Attaccare Berlusconi in tv è lo sport nazionale, un’assicurazione per il futuro per molti artisti. Ma la gente inizia ad essere stufa di questa prepotenza mediatica».
Fatto sta che a Via dell’Umiltà tutti assicurano che la reazione avverrà soltanto attraverso i «canali istituzionali». La prima mossa sarà la convocazione, già fissata per mercoledì prossimo, dei vertici Rai in commissione di Vigilanza. Ma a stretto giro di posta dovrebbe partire anche un esposto all’Authority per le Comunicazioni per violazione della par condicio. Un’iniziativa che avrà tempi lunghi ma che riveste un chiaro valore simbolico. La rabbia azzurra non si scaglia neppure contro Alfredo Meocci. Nessuno intende farlo salire sul banco degli imputati. «Noi non possiamo certo far passare lui come martire e l’Udc come difensore della libertà» dice un dirigente azzurro. Certo qualcuno, maliziosamente, ricorda che su di lui pende un possibile verdetto di incompatibilità per i suoi trascorsi all’Authority Tlc. Ma nessuno si espone più di tanto su un terreno che è esclusivamente giuridico e non politico.
Dentro Forza Italia c’è anche un’altra scuola di pensiero. «Berlusconi certo non teme il mezzo televisivo» dice Maurizio Lupi. «Sarebbe affascinante se andasse da Celentano a rispondere in prima persona. Anche dal punto di vista televisivo sarebbe un momento molto forte». E non manca chi si dice convinto che il premier stia seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi. «Berlusconi sarebbe pronto ad andare e come a Ballarò scompaginare tutti gli schemi» dice un parlamentare azzurro. «Ci andrebbe da solo. Ma accetterebbe anche un faccia a faccia con Prodi oppure di andare sia lui che il Professore in due puntate diverse. A condizione, però, che sia Berlusconi il secondo ad andare in scena. Con la sua brillantezza ne uscirebbe sicuramente vincitore». Questo al momento, però, appare più un «wishful thinking» che un’ipotesi reale. Tra i parlamentari della Cdl, poi, c’è poi un’altra tentazione: quella di inondare il programma di richieste di intervento in trasmissione. Un modo per rivendicare il «diritto di replica» dopo l’intervento di un personaggio «politico» come Michele Santoro.