La mossa piace a sinistra Il ds Calvi : diciamo subito sì

Mozione di Udeur e Rifondazione contro «l’uso diffuso» di questa pratica e i suoi rischi

Antonio Signorini

da Roma

Le intercettazioni, soprattutto quelle pubblicate dai giornali, non piacciono nemmeno alla sinistra. Le prime manifestazioni di antipatia verso la pubblicazione «a orologeria» di pezzi d’inchiesta sono cominciate qualche giorno fa, anche se confinate all’ipotesi di una strategia mediatica della destra (è la tesi di Luciano Violante, capogruppo Ds alla Camera). Ieri, invece - complice la pubblicazione su Repubblica di tre pagine di colloqui telefonici nelle quali i protagonisti dell’Opa su Antonveneta tirano in ballo altri manager, politici e personaggi pubblici - i garantisti dell’Unione hanno rotto gli indugi saldando un fronte interno anti-intercettazione. Uno schieramento che si è indebolito solo quando il presidente del Consiglio ha annunciato il Ddl salva privacy.
La parola d’ordine un po’ per tutti è «parli la politica», ed è condivisa da un fronte anomalo che va da Giuseppe Giulietti della sinistra Ds al liberal della Quercia Enrico Morando e unisce i due estremi della coalizione: Rifondazione comunista e l’Udeur. I leader dei due partiti, Fausto Bertinotti e Clemente Mastella, sono ricorsi addirittura a una dichiarazione congiunta per dire che «le intercettazioni devono essere ricondotte alla loro condizione di eccezione, essendo avvertiti dei rischi che comporta una pratica diffusa. Le fughe di notizie vanno bandite. In ogni caso, la politica deve evitarne ogni uso». Messaggio recepito anche nel centrodestra, tanto che il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha subito sottoscritto l’appello di Bertinotti a rafforzare il ruolo del Parlamento. Poi, per quanto riguarda le intercettazioni, ha aggiunto Bondi, la politica deve muoversi unita, «senza tabù né partigianerie».
E le basi c’erano, visto che fino a ieri pomeriggio a mettere in dubbio le intercettazioni e il loro uso sono stati in molti. Se per Marina Sereni, responsabile organizzazione dei Ds è ovvio che in un’inchiesta si possa ricorrere a delle intercettazioni è del tutto ovvio «ma che poi queste escano a puntate come un romanzo estivo, questo suscita più di una perplessità». Il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, dietro alla «girandola incontrollata di intercettazioni» vedeva degli intrighi che si possono fermare solo con un’inchiesta parlamentare. D’accordo il vice presidente dello Sdi Roberto Villetti, che vorrebbe una commissione d’inchiesta espressamente dedicata alla «diffusione illegale delle intercettazioni telefoniche». Anche per Paolo Cento dei Verdi servono «limiti rigorosi sull’uso di questo strumento d’indagine e delle sue forme di divulgazione». Chiudeva Giulietti, poco convinto da «modi e forme delle intercettazioni telefoniche». Prese di posizioni che ad alcuni devono essere sembrate troppo vicine a quelle del premier, tanto che Giulietti e Pecoraro Scanio hanno sentito il dovere di condannare il «garantismo a giorni alterni» del premier che «è ossessionato dai giudici». Chi, a sinistra, ha apprezzato l’annuncio del presidente del Consiglio è stato il senatore Ds Guido Calvi, che aveva presentato un disegno di legge simile a quello annunciato da Berlusconi: «Se la maggioranza vuole approvarlo mi va benissimo».
Va all’attacco l’avvocato Marco De Luca, uno dei più noti penalisti milanesi, difensore del finanziere bresciano Emilio Gnutti: «La Procura si svegli, e limiti strumenti probatori così invasivi ai casi che lo meritano. Abbiamo letto conversazioni telefoniche che non hanno nulla a che vedere con il procedimento in questione».