In mostra la grandezza di Cima da Conegliano

Quarantacinque capolavori del maestro quattrocentesco in mostra a palazzo Sarcinelli. Umanista, poeta del paesaggio, è l'anello di congiunzione tra Antonello da Messina e Giovanni Bellini. Senza di lui non ci sarebbe stato Giorgione

Per una mostra straordinaria, la National Gallery di Londra si è eccezionalmente privata di ben quattro capolavori delle sue collezioni. Episodio rarissimo che fa capire quanto sia importante l'evento che la città di Conegliano dedica a Giovanni Battista Cima, uno dei talenti più straordinari nati nella Marca trevigiana.
Pittore umanista per eccellenza nel Veneto di fine Quattrocento, considerato l'anello di congiunzione tra Antonello da Messina e Giovanni Bellini e la premessa fondamentale per l'arte di Giorgione, Giovanni Battista Cima è il grande poeta delle vedute. E oggi la sua opera rivive in una grande esposizione, "Cima da Conegliano. Poeta del Paesaggio" a Palazzo Sarcinelli dal 27 febbraio al 2 giugno. Per l'occasione arriverà anche la "Madonna con il Bambino" del National Museum Wales di Cardiff, esempio di dolcezza nella posa di Madre e Figlio, coronata da un paesaggio raffinato e ricco di dettagli con montagne e natura. Massima sicurezza e segretezza attorno all'arrivo di questa e delle altre opere: i musei inglesi hanno preteso che né il camion, né tantomeno le casse si sarebbero potute fotografare né riprendere in alcun modo al loro arrivo a Conegliano. Valori assicurativi altissimi e ragioni di sicurezza portano la National Gallery di Londra ad adottare una politica di massima severità.
Nelle sale di Palazzo Sarcinelli, saranno esposti quarantacinque capolavori del maestro quattrocentesco provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri. Fino al XIX secolo, spiega il curatore Giovanni Villa, la fama di Cima da Conegliano è stata straordinaria e ogni collezione ambiva ad avere un suo dipinto. In seguito, la sua vita senza troppi misteri non si è prestata alla narrazione romantica ottocentesca sempre incline a creare il mito. Come, invece, è accaduto per Giorgione o Caravaggio. E così la sua arte sublime è caduta in un cono d'oblio.
Scopo della rassegna è ora restituirne la grandezza e il ruolo fondamentale nell'evoluzione della pittura veneta e italiana. «Senza Cima non ci sarebbe stato un Giorgione», spiega Villa sottolineando come il maestro di Conegliano avesse mutuato da Antonello la capacità, all'epoca tutta nuova, di descrivere i sentimenti, per sposarla con la forza narrativa del Bellini. A tutto ciò, il pittore veneto aggiunge la potenza del colore, ne inventa di nuovi, a partire da quel tono di arancione che inonda alcune delle sue magnifiche pale.
A Palazzo Sarcinelli ne arriveranno tra le più celebrate e saranno affiancate dalle tavole di tema devozionale e profano, selezionate nei due anni di lavoro impiegati da Villa e dagli esperti delle soprintendenze. Il progetto espositivo ha infatti previsto anche una campagna di restauri e indagini diagnostiche, analisi volte a indagare la tecnica pittorica di Cima, in particolare per approfondire la conoscenza circa i pigmenti e i leganti usati da Cima.
I risultati si vedranno in una mostra che partirà con le prime due sale dedicate al paesaggio veneto del '400, una delle chiavi di lettura privilegiate dell'opera del maestro. Si scoprirà così che Cima è stato il primo artista ad abbandonare l'utopia del paesaggio ideale per restituire invece, in scenari incantati, una resa topografica e concreta dei colli trevigiani, di Conegliano e delle sue terre.
Da qui, il percorso seguirà cronologicamente la storia artistica di Cima. A caratterizzare ogni sala, ci sarà una pala di riferimento per ogni stagione della sua pittura: dalla "Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giacomo e Girolamo" della Pinacoteca Civica di Vicenza, allo stupefacente "Riposo nella fuga in Egitto con i santi Giovanni Battista e Lucia" della Fundaçao Calouste Gulbenkian di Lisbona, dalla "Madonna con il Bambino e i santi Michele arcangelo e Andrea" della Galleria Nazionale di Parma, con i suoi frammenti di marmi antichi a far da tappeto alle figure alla "Incredulità di San Tommaso" delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, colma d'immanenza.
"Cima è il pittore umanista per eccellenza", conclude Villa descrivendo le tavole devozionali dove si recupera l'antichità classica nelle contrapposizioni delle figure per dare aria alla scena o il richiamo alla statuaria greca.