In mostra i «maestri dell’artificio»

Laura Gigliotti

«Questo per me è un grande evento, fa parte della storia della mia vita, sono direttore di Villa Medici, ma sono uno scenografo», dice Richard Peduzzi visibilmente soddisfatto di essere riuscito nell’impresa di presentare insieme Luciano Damiani, Lila de Nobili e Piero Tosi («tre artisti che mi hanno fatto amare il teatro»), nella mostra «Scene e costumi», aperta all’Accademia di Francia da domani al 2 aprile (catalogo Skira). Tre «maestri dell’artificio», tre modi diversi d’intendere il lavoro di scena. Fra l'Italia e la Francia Lila de Nobili inventa le sue leggendarie tele dipinte, a Roma Piero Tosi s’immerge nel mondo del cinema, a Milano Damiani per realizzare le scene al Piccolo Teatro risale a Vitruvio e al Rinascimento, a Serlio, a Scamozzi. Artisti diversi che hanno come punto di riferimento il Rinascimento, il grande amore per la cultura. E che hanno incontrato registi che hanno valorizzato il loro lavoro. «Ho avuto la fortuna di nascere in un periodo ricco di talenti, Visconti, Fellini, Bolognini, registi che capivano il valore dell’immagine» dice Piero Tosi imbarazzato da tanto onore.
Anche in Francia, ricorda François Regnault, due sono state le fonti di rinnovamento, la Germania col teatro di Brecht e l’Italia con Strehler e Damiani che sovverte la prospettiva artificiale istituita nel Rinascimento, che ha dominato il teatro classico e barocco.
Nelle prime due sale della villa sono esposti i bozzetti a tempera, a grafite e a pastello che Luciano Damiani ha realizzato per le scenografie delle opere messe in scena da Giorgio Strehler e Luca Ronconi in tutto il mondo. Dal «El nost Milàn» a «Le baruffe chiozzotte», «Il giardino dei ciliegi», «Vita di Galileo», «Il Campiello», «La Tempesta», «Arlecchino servitore di due padroni», «Don Carlo», «L’amore delle tre melarance».
Lungo la rampa, una passerella degna di un grande teatro, sfilano gli abiti disegnati da Piero Tosi per le protagoniste dei film di Visconti, Zeffirelli, Cavani, Bolognini. Il costume nero indossato da Romy Schneider in Ludwig, quello grigio dai bordi rigati di Silvana Mangano, quello bianco del ballo col principe di Salina di Claudia Cardinale nel «Gattopardo». «Se un personaggio è vestito da Tosi diventa, addosso all’attore, un gomitolo di emozioni», dice Dino Trappetti, patron della Tirelli che conserva una ricchissima collezione d’abiti di scena per la quale il Campidoglio aveva promesso un museo. E al colmo della rampa il trionfo di Lila de Nobili, «Aida», «Ruy Blas», «La Traviata» nella memorabile edizione scaligera di Visconti con l’abito nero della Callas. E a conclusione del percorso un angolo dei ricordi con il grande manifesto di «Come le foglie», le locandine, i biglietti, i consigli scritti sulla carta da pacchi, gli appunti sul chiaroscuro e i colori, insieme alle fotografie di Lila e alle immagini degli amati gatti.
Ci voleva un uomo di teatro come Richard Peduzzi e l’Accademia di Francia per riunire in un ideale abbraccio tre grandi scenografi così diversi. La loro non è solo la storia della scenografia italiana della seconda metà del XX secolo ma dello spettacolo in senso lato e dei suoi protagonisti.
Accademia di Francia a Roma, viale Trinità dei Monti, 1. Orario: tutti i giorni 11-19, chiuso lunedì. Da domani al 2 aprile.