Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

È stata la prima volta al Lido anche per la Rohrwacher, la Murino e la Grimaudo, passate dalla tv al cinema

da Venezia

Sarebbe piaciuto a Gillo Pontecorvo l'esordio del figlio Marco. Purtroppo il regista della Battaglia di Algeri non c'è più, ma l'applauso trionfale e prolungato che ieri ha accolto Pa-ra-da in Sala Grande era anche per lui. La Romania non gode di buon nome in Italia e i motivi sono tragicamente sotto gli occhi di tutti. Tuttavia Pontecorvo jr, già apprezzato direttore della fotografia per Rosi, non s'è fatto fuorviare dagli umori. Voleva raccontare la storia vera di Miloud, clown di strada franco-algerino: nel 1992, arrivato a Bucarest per caso, si mise in testa di riscattare da degrado e violenza i ragazzini di strada, i cosiddetti boskettari. Fenomeno straziante, raccontato da varie inchieste giornalistiche: migliaia di bambini e adolescenti ridotti allo stato brado, abbandonati dalle famiglie o fuggiti dagli orfanotrofi, decisi a vivere nel sottosuolo putrido dove passano i tubi del riscaldamento. Riuniti in branco, inselvatichiti, dediti a furti, accattonaggio e prostituzione, drogati di colla, dimenticati dalle istituzioni del dopo-Ceausescu. Ci volle la pazienza e la testardaggine di quel clown, incarnato da Jalil Lespert, perché qualcosa cambiasse. Duro rompere la crosta di sospetto, guadagnarsi la fiducia dei ragazzi, non arrendersi di fronte alle ricadute. Oggi alcuni di loro, pallina rossa sul naso, girano l'Europa esibendosi nel gruppo circense che si chiama, appunto, Pa-ra-da. Tanti, però, sopravvivono ancora nella miseria più devastante.
Clown e bambini, binomio rischioso. Pontecorvo dribbla ogni patetismo girando un film duro, che non idealizza «l'eroe» Miloud, e però ricostruisce le tappe di questa tosta esperienza pedagogica fondata sulla riscoperta del rispetto di sé. Tema non nuovo. Quanti insegnanti idealisti alle prese con piccoli criminali irredimibili abbiamo visto al cinema? Tuttavia Pa-ra-da colpisce per come intreccia presa sulla realtà e reinvenzione drammaturgica, senza pietismi, affidandosi a ragazzini che diresti appena affiorati dalle viscere di Bucarest.