«La mostra di Mantegna a Milano in primavera»

Francesco Micheli indicato alla presidenza del teatro Arcimboldi

Marta Bravi

Arriva sornione con un enorme fascicolo di carte sottobraccio. L’aria di chi torna dalla battaglia. Vincitore. Orgoglio e soddisfazione che difficilmente il suo sorriso riesce a nascondere. Vittorio Sgarbi parte all’attacco. «Sarei quasi tentato di lasciare a Milano il Cristo Morto del Mantegna», provoca. «No scherzo, adesso che l’ho ottenuto lo porto a Mantova, però celebrerò il maestro padovano anche a Milano, con una doppia mostra, tra Brera e il Castello. Sarebbe stato meglio - continua - inserire anche Milano, che possiede molte opere dell’artista, nella triplice mostra che inaugurerà il 16 settembre tra Mantova, Padova e Verona, ma nessuno lo ha chiesto a suo tempo».
Adesso che c’è Sgarbi però le cose cambiano. «Il sindaco ha già dato il suo assenso - annuncia - e così anche Milano in primavera celebrerà l’artista morto 500 anni fa». A Brera la mostra «la pittura dal Bramante al Bramantino», che era già in programma per il febbraio 2009 e che vedrà opere del Mantegna proprietà della Pinacoteca, tra cui il Cristo Morto, mentre al Castello Sforzesco saranno esposte le opere del «Mantegna della scultura», Antonio Piatti, e di Giovanni Amedeo, oltre agli arazzi del Bramantino, già al Castello.
Ma la battaglia sgarbiana non è finita: «Voglio anche il San Sebastiano della Cà D’Oro. Adesso è in restauro, ma il 15 ottobre lo voglio a Padova. Sono pazzi a restaurare un’opera, che tra l’altro non ne aveva bisogno, sapendo che è il periodo delle celebrazioni del Mantegna?» si chiede il critico. Stessa sorte toccherà al San Giorgio custodito a Venezia e alla Madonna con bambino dell’Accademia Carrara di Bergamo: «Il direttore del museo ha accordato il prestito, come il sindaco, contrariamente a quanto detto».
L’assessore non manca di tirare una frecciata avvelenata a Stefano Zecchi, che ha definito la mostra del Mantegna «Roba da turisti». «Così come io non entro nel merito del suo insegnamento universitario, lui non deve giudicare le decisoni del comitato scientifico della mostra, che ha organizzato un evento dall’inappuntabile rigore filologico. Zecchi ha detto cose di una gravità assoluta» conclude Sgarbi il quale, non soddisfatto, snocciola i nomi dei mebri del comitato, che vanno dal direttore del Louvre a quello del Metropolitan Museum di New York.
La bagarre con Brera, però, continua: «Brera per Milano è un’ambasciata in un Paese straniero - commenta il critico - per questo ho pensato a un circuito che uniformi istituzioni statali e comunali: Castello e Pinacoteca avranno gli stessi orari e lo stesso biglietto. Così come, d’ora in avanti, i logo di Comune, Provincia e Regione compariranno sempre insieme: ogni mostra istituzionale avrà il triplo patrocinio».
Le novità non sono finite: il Castello ospiterà il Museo della Moda e del tessuto, al terzo piano del cortile della Rocchetta su una superifice di 2mila metri quadrati. Progetto che raccoglie già i primi consensi. «Condivido totalmente l’idea di fare il Museo della moda al Castello - commenta Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive - ma è anche importante che vengano fatti spazi per la moda anche nell’area Garibaldi-Repubblica come era già stato stabilito».
L’assessore alla Cultura ne approfitta anche per annunciare il nuovo presidente degli Arcimboldi, che ha trasformato in Polo delle arti: «Sarà Francesco Micheli, già presidente del Conservatorio e del “nido musicale” voluto da Daniel Barenboim. E sarà anche presidente del MiTo: Milano sarà il nuovo polo della Musica e dello spettacolo». E dell’arte: «Hanno detto che odio l’arte contemporanea, non è vero. Intanto porterò il 20 luglio 2007 a Palazzo Reale Fernando Botero, forse il più grande artista contemporaneo vivente. È assurdo che una città come Milano - commenta piccato - che in estate pullula di turisti (in agosto il Castello ha registrato un 30% in più di presenze, ndr), non abbia una grande mostra estiva».
Non solo, il critico sta pensando a moltiplicare le sedi espositive. Palazzo Reale sarà gemellato con Palazzo della Ragione e Villa Reale di Monza, mentre per l’arte contemporanea sarà il Pac a triplicarsi: il «Pac 2» sarà nelle palazzine della Sogemi in viale Umbria, «che possono essere restaurate con poca spesa», mentre il «Pac 3» è ancora da inventare, anche se Sgarbi aveva già annunciato il mezzanino della Stazione Centrale come polo espositivo della fotografia, da inaugurare magari con Babele, la Biennale dell’arte contemporanea che il critico vorrebbe organizzare a Milano già nel 2008 con la produzione di Luigi Settembrini.