In mostra negli spazi della Provincia il poeta che scrive versi sui muri

«Diverso è un altro modo per dire noi». «Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo». Frasi, poesie. Ma anche murales realizzati a Milano, e ora opere in mostra: è l’arte di ivan, il milanese (1981 alla Barona), che, oltre a pittore, è anche poeta, dj, studente di sociologia in Bicocca, ed espone fino al 15 marzo una serie di opere allo Spazio Oberdan per la mostra «Poesia viva» (viale Vittorio Veneto 2, ingresso libero, info. 02-77406300, www.provincia.milano.it/cultura, www.artkitchen.it): multiformità, questo l’aspetto del suo linguaggio poetico-pittorico-performativo che più sembra colpire, anche se di certo non ne è lui il primo scopritore. Nonostante i suoi versi rimandino a quelli delle avanguardie futuriste, che furono tra i primi a parlare di «arte contaminata», e poi agli artisti dai primi cinquant’anni del Novecento in poi, comunque il suo linguaggio può risultare interessante: «la poetica di ivan è incastonata nella geometria della città» dice di lui Caparezza, ed effettivamente così è: compone versi per diffonderli per le strade o su ogni tipo di superfice: dal muro, alla tela, a qualsiasi altro materiale. Una fisicità della letteratura che ivan ha voluto vedere come un vero e proprio movimento, quello della «Poesia di Strada», che ha anche un fine pseudo sociale: «liberare la poesia da qualsiasi confine elitario, diffonderla tra la gente». Nello Spazio Oberdan sono state racchiuse sue dieci opere: oltre agli «estratti» di alcune poesie di strada, in mostra si trovano anche le «vernici», cioè i versi sono applicati su tela, come fosse una pagina bianca. Si assiste anche a delle performance, in cui ivan trasforma la poesia in una dimensione fisica collettiva: la parola è un corpo, una vibrazione concreta.