La mostra omosex non apre più ed emigra

Dopo un acceso dibattito la giunta Moratti vieta l'ingresso ai minori e impone di togliee le opere più scandalose. Gli organizzatori: "Andremo in altre città". L'assessore alla Cultura Sgarbi scatenato con il sindaco: "Colpa di suor Letizia, qui sembra d'essere a Teheran"

Milano - Vade retro. «Mai sottotitolo fu più profetico, infatti alla mostra non si può entrare. È possibile che apra l’11 settembre, quando dovrà chiudere ». Intorno a mezzogiorno, Vittorio Sgarbi faceva ancora dell’ironia sulla telenovela della mostra-scandalo «Arte e omosessualità», organizzata al Palazzo della Ragione in veste di assessore alla Cultura del Comune di Milano. Prima annunciata, poi vietata ai minori di 18 anni, poi bloccata e ieri, dopo un’infuocata giunta comunale, nuovamente approvata ma col divieto ai minori e, nonostante ciò, ulteriormente censurata: bollino rosso a dieci opere e l’obbligo di aggiornare e ristampare il catalogo nella versione «ripulita » dagli scatti considerati blasfemi, con soggetti religiosi o minori.

Le tre linee guida che ieri mattina il sindaco Letizia Moratti ha dettato perché la mostra potesse avere il via libera. Regole condivise, ha spiegato agli altri assessori - tutti presenti meno Sgarbi, arrivato con 45 minuti di ritardo -, con i capidelegazione dei partiti. «A questo punto, togliamo 60 opere e chiamiamola solo “Arte e...”», ha affondato Sgarbi. «I capidelegazione, riuniti all’alba nel convento delle Carmelitane con suor Letizia, hanno dettato le regole - ha ironizzato -. In ogni città democratica deve esserci un commissario per la censura. Fino a ieri non credevo fosse così, ma Milano ha dimostrato di essere più vicina al modello di Teheran o Tripoli, di vago stampo khomenista, che a quello di Parigi o Londra».

Nel pomeriggio, il colpo di scena: si passa dalle battute ai fatti. La mostra omosex, ha annunciato Sgarbi, non aprirà oggi né mai. «Dopo le regole dettate dalla giunta gli organizzatori hanno deciso di non aprire più e io condivido, la faranno con tutte le opere in un’altra città. Di fronte alla censura la soluzione più concreta è la censura estrema, ossia la cancellazione della mostra». Anche se a questo punto, davanti a una delibera comunale firmata dalla giunta, è probabile che il dietrofront degli organizzatori dovrà subire conseguenze legali. L’organizzatore Matteo Brunello spiega che «la cosa ha assunto proporzioni che non ci aspettavamo. Ma abbiamo già ricevuto proposte da altre città, tra cui Savona».

Oggi alle 12.30 gli artisti hanno indetto una conferenza stampa-protesta alla Loggia dei Mercanti. In extremis, Sgarbi aveva cercato l’appoggio del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, perché convincesse la Moratti a rivedere la propria posizione, ma «la missione è fallita». Il sindaco in mattinata aveva consegnato all’assessore il catalogo originale della mostra con una decina di post-it sulle opere sicuramente da eliminare: già tolte da Sgarbi nei giorni scorsi la più contestata «Miss Kitty», col volto del Papa e «Ecce Trans» che riprendeva la foto scandalo di Silvio Sircana, portavoce di Prodi. «Ma il mio oscurantismo - ha ammesso - si fermava lì. Per il resto non riesco a concepire la censura, e che si faccia a Milano è inquietante. Non potrei intervenire sulla libertà dell’artista».

Affondati dal sindaco invece, tra gli altri, il «Saint Sebastien» di Pierre et Gilles o il «Gedanke an Die» di Demetz. Pro mostra l’assessore di Fi Tiziana Maiolo, il capogruppo di An Carlo Fidanza. Schierata con l’assessore l’associazione Gayleft: «È stato fin troppo garbato a chiamare la Moratti suor Letizia». Sgarbi polemizza invece con Arnaldo Pomodoro, a cui ha chiesto di ospitare l’opera «Miss Kitty» nel suo spazio espositivo privato, «ma Fratel Arnaldo non condivideva la nostra iniziativa, io invece firmerò lo stesso la delibera che dà alla sua fondazione 40mila euro ». Resta una certezza. «Dimettermi da assessore? Mai pensato - assicura Sgarbi -, casomai vorrei il ruolo di presidente della Commissione censura...»