La mostra Pasquini e i paesaggi dell’anima

Nato a Firenze nel 1943, Luciano Pasquini rientra in quella categoria di artisti che si sono sentiti spiritualmente arricchiti dalla bellezza del capoluogo toscano e della campagna nella quale mollemente si adagia, in un paesaggio che sembra anch’esso un’opera d’arte. Ed è proprio il paesaggio agreste della sua infanzia, colto nelle diverse sfumature stagionali, uno dei temi fondamentali della mostra «Luciano Pasquini. Itinerari (anche) sentimentali», ospitata nel Refettorio quattrocentesco di Palazzo Venezia fino all’8 febbraio. Gli altri soggetti prediletti sono le marine e i fiori. Le opere esposte, circa quaranta dipinti ad olio del 2007-2008, non hanno bisogno di commenti. Abituati a vedere le mostre d’arte contemporanea, spesso di non facile comprensione, Pasquini ci appare come un pittore genuino, appartato e schivo, ispirato da una bellezza arcadica. I suoi quadri sono finestre che si aprono su una natura non contaminata dall’uomo. Non ci sono periferie devastate e i rumori molesti di luoghi artificiosi, ma solo paesaggi silenti. L’uomo è assente, ma si percepisce la presenza del pittore, perché i colori e le atmosfere riecheggiano i vari stati d’animo che lo hanno accompagnato al cavalletto. Scrive a questo proposito il curatore della mostra Giovanni Faccenda: «Non c’è paesaggio o mazzo di fiori, dipinti da Pasquini, che non racconti qualcosa della sua storia personale in un’allegoria ermetica - ignorata dai più - densa di cromie simboliche, ombre rarefatte e chiarori opalescenti». I dipinti Autobiografia, Architettura segreta e altri della serie Tetti sono rappresentazioni di borghi fuori dal tempo, osservati con intensa partecipazione emotiva. I suoi occhi si sono certo riempiti di stupore davanti al giallo dei prati soleggiati, che ha raffigurato in Un luglio così, o alla fioritura violacea del paesaggio intitolato Insieme per splendore. Uno splendore primaverile che va dal verde smeraldo, all’ametista, al topazio e al rubino in Quella musica che volevo. Ricchi di suggestioni sono anche i paesaggi della riviera del Conero, caratterizzati dalla fioritura della ginestra e da un mare invitante, in cui, ricordando l’Infinito leopardiano, è dolce il naufragare. Orario: dalle 9 alle 19; chiuso il lunedì