La mostra del Pci vuole ridicolizzare i socialisti

Spettabile Redazione il simpatico «siparietto» ospitato sabato da il Giornale tra due delle menti più lucide della cultura genovese (Luca Borzani e Diego Pistacchi) mi ha spinto a visitare la mostra «Avanti popolo. Il Pci nella storia d’Italia». Devo dire che la mostra in sé mi ha molto deluso per la povertà di testimonianze materiali sostituite da scarsamente fruibili supporti informatici.
Il senso politico della lettura cattocomunista della storia del Pci vi è invece pienamente sviluppato. Tutta la critica interna è rivolta ai «ritardi» del PCI nel rapporto con il «Primo Paese del Socialismo» (effettivamente Dimitrov insegnava che i veri Comunisti si vedono nel rapporto che hanno con la Russia e per altro l’Urss non esiste più...) mentre tutte le scelte di politica interna sono legate a un unico salvifico filo rosso che porta all’odierno «Centrosinistra» taroccato.
Insomma una perfetta tela senza strappi. Da Gramsci a Rosy Bindi passando per Di Pietro. Certamente una cosa accomuna i sopracitati portatori del «Pci e Rsi pensiero» tanto desiderosi di reciproca conoscenza e contaminazione: L’antisocialismo.
Poche e stringate le note di corredo ai pannelli cronologici esposti nella mostra.
Su quello dedicato al periodo 1956-1968 si può leggere: «In Italia finisce dopo il ’56 l’alleanza tra socialisti e comunisti e si determina una spaccatura nella sinistra italiana che non sarà mai più ricomposta».
Quel «mai più» è chiaro ed esaustivo e fa strame del pur sorridente Cerofolini, inserito tra i filmati commemorativi della Resistenza genovese, e di tutti i volenterosi socialisti che continuano ad affannarsi da Genova a Savona a correre in soccorso dei vincitori.
Tutta la mostra di Palazzo Ducale parla di Antisocialismo. Gli anni ’70- ’80, segnati dal riformismo del Psi di Bettino Craxi, sono definiti gli anni della «Seconda Guerra Fredda». La collaterale mostra di vignette satiriche di Bobo e Cipputi è tutta all’insegna dell’odio verso Craxi e i Socialisti sino alla striscia di Cipputi in cui si afferma che «se Craxi proporrà l’Unità delle Sinistre bisognerà farne due».
Evidentemente una per i Cattocomunisti e una per i Socialisti Liberali come è avvenuto e come hanno interpretato gli Elettori della Sinistra Socialista, Riformista e Laica (credenti e non credenti) sostenendo la CdL prima e il PdL oggi. Per inciso è da indicare la non certo casuale scelta di una vignetta di Bobo che fa rivivere il mitico Eskimo ritrovato dal figlio dello stesso in naftalina. L’Eskimo fiancheggiatore del Terrorismo Rosso e che imperava nelle redazioni dei principali quotidiani della «Milano da bere» negli Anni di Piombo e la cui denuncia costò la vita al militante socialista Walter Tobagi.
Quello stesso Eskimo che oggi è stato tirato fuori dalla naftalina da troppi Opinion Maker della Stampa Democratica e Impegnata per difendere l’onore infangato del loro antico sodale che quell’Eskimo portava con eleganza e lo ha mantenuto cucito indosso anche oggi da Candidato Sindaco di Milano.
Tornando all’articolo de il Giornale il Titolista ha scelto una delle vie più tortuose.
«Il Pci fa parte della storia d’Italia» «Anche la Rsi, celebriamo le vittime». Se mi è concessa una interpretazione su chi sono le vittime, posso affermare che esse sono gli Italiani e in particolare i Moderati Liguri che si riconoscono del PdL.
Qualcuno dovrebbe spiegare a Pistacchi, Plinio, Bornacin, Scandroglio, ecc. che i Maestri del Pdl non sono Starace, Muti e Pavolini. La cultura dei Moderati non è concentrata nel Martirologio Repubblichino come troppo spesso traspare dalla «Terza pagina» dell’edizione ligure de Il Giornale e da reiterate improvvide esternazioni. Caro Scajola non ci sono «cose più importanti» della Libertà, della Democrazia e del Rifiuto del Totalitarismo.
Troppi Moderati Liguri hanno dimostrato nel Voto, unica occasione per potersi esprimere, di sentirsi estranei a una gestione del Pdl Ligure che impone o di indossare il Cilicio o il salto nel Cerchio di Fuoco.
Per concludere questo mio contributo voglio segnalare a lettori attenti che in contemporanea alla mostra sul Pci si tiene a Palazzo Ducale una interessante mostra sulle vicissitudini dei Profughi Giuliano Dalmati, uno dei quali era mio padre Comandante Antonio Piccini di Lussinpiccolo, genovese di adozione deceduto a Trieste all’inizio di quest’anno.
Nessuna indicazione per trovare questa mostra e gli addetti alla Biglietteria non danno informazioni precise e non sanno che è stata prorogata sino al 29 Maggio.
Non si tratta né di Migranti né di Fascisti Repubblichini in fuga.
Sono solo Italiani vittime del NaziFascismo e del Comunismo.
*Segretario Federazione Regionale Nuovo PSI
Membro Coordinamento Regionale Ligure PdL

Caro Piccini, come vede il Giornale è ben lieto di alzare il siparietto anche sulla sua performance, giacché probabilmente l’opera non sarebbe stata completa senza il suo contributo. Quanto alle lezioni di storia, effettivamente le sarei grato se mi suggerisse qualche professore in grado di colmare le mie lacune che non mi consentono di attribuire ai nazifascisti, tra le mille che hanno, anche la responsabilità delle foibe e dello sterminio dei giuliano-dalmati. Così come, se Lei avesse seguito il «siparietto» fin dall’inizio saprebbe che questo Giornale aveva invocato una mostra, accanto a quella sul Pci, anche per la Dc, il Psi e tutti i partiti che hanno scritto la storia d’Italia. Per capirci, tra le critiche alla mostra, non abbiamo mosso solo quelle sugli attacchi al Psi. Anche quelle, non solo quelle.
DPist