Una mostra allo Studio Marconi e un’asta di Finarte tornano a celebrare il grande talento che fra il ’64 e il ’70 spalancò le porte a una nuova forma di pittura L’avanguardia di Schifano riconquista Milano

Alla galleria di via Tadino, 220 opere simbolo dell’incontro fra arte e nuovi media

Luciana Baldrighi

Mario Schifano comprende prima di tanti altri che il compito dell’artista è quello di accettare criticamente i nuovi strumenti che la società mette a disposizione e che sono stati un emblema, come nella pop art made in Usa, evitando però che essi stessi diventino il «fine» della propria espressione artistica. Non è un caso, del resto, che la sua opera si collochi all’interno delle correnti artistiche legate alla «nuova oggettività» attenta soprattutto alle impronte della città e allo spazio umano dove il rapporto con il mondo è mediato dai «mezzi di massa»: film, segnali, fumetti, pubblicità...
Oggi un’asta di Finarte con capolavori esposti fino al 13 marzo (l’asta il 14 alle ore 10 e alle ore 16 in via dei Bossi 2) e una mostra allo Studio Marconi, Milano celebra Schifano in grande stile.
La collaborazione fra Giorgio Marconi e Mario Schifano risale ai primi anni ’60. La mostra inaugurale dello Studio Marconi nel novembre ’65 aveva visto l’artista romano, insieme con Adami, Del Pezzo e Tadini introdurre per la prima volta in Italia una sorta di elaborazione realistica e di visionaria immaginazione. Si susseguirono poi le mostre Vero Amore nel dicembre ’65, Inventario con anima e senz’anima del ’66, Tutte stelle del ’67, Compagni, compagni del ’68 e Paesaggi Tv del ’70.
Fino al 30 marzo (con apertura da martedì a sabato) la mostra Schifano 1964-1970. Dal Paesaggio alla Tv, allestita nei tre piani dello Studio Marconi di via Tadino 15, offre una panoramica storica dedicata a un grande artista che da sempre ha avuto riscontri di pubblico e di critica. Curata da Giorgio Marconi, direttore della Fondazione omonima, ed esperto dell’opera di Schifano, la rassegna raccoglie 220 opere del periodo provenienti da importanti collezioni private e pubbliche fra cui la Galleria d’Arte Moderna di Torino e il Csac-Università di Parma.
Ad accompagnarle un catalogo (Skira, 232 pagine) con un’ampia selezione di testi critici dell’epoca e successivi sull’intera opera di Schifano: un testo con l’ambizione di documentare il lavoro di un artista di non facile comprensione ma che dal ’64 al ’70 spalancò le porte sul mondo dell’avanguardia.
Nei Paesaggi anemici le vedute sono il ricordo, la memoria che li costruisce; un rettangolo in alto può significare aprire una finestrella sulla superficie continua del cielo. È in questo periodo che Schifano matura il suo interesse per film, fotografia, figure immote e in movimento, disegni di piedi in moto montati insieme a righe e tiracerchi, composizioni come When I remember Giacomo Balla, 1965, quadri che evocano la finestra di Matisse, come Suicidio dello stesso anno.
Nel medesimo periodo troviamo Vero amore e Albero, dove l’albero stesso ci rimanda al Battesimo di Piero della Francesca, protagonista al centro dell’immagine il grande tronco. Dadaismo, futurismo e fotografia si coordinano e si compongono in una ricerca di analisi rispetto all’universo reale attraverso una pittura organica. In Futurismo rivisitato, Schifano prende un’immagine chiave - la nota foto dei futuristi a braccetto, Malevic con il suo quadrato e la rivista stampata senza fondo con le figure sospese come apparizioni in nero e a colori - e vi sovrappone uno schermo di plastica trasparente che non nasconde l’immagine ma le conferisce una tridimensionalità.
Tutte stelle mette in scena stelle dipinte a spruzzo e rifratte da strati di plastica trasparenti che ricoprono ciascuna opera evocando sensazioni infantili. In Paesaggi Tv, l’artista incomincia a riportare le immagini video su tela emulsionata isolandole dal ritmo narrativo delle sequenze a cui appartengono o riproponendole con vari tocchi di colore alla nitro: «Il processo è lungo ed elaborato. Ma solo così riesco ad ottenere quegli effetti di realismo e visionarietà che rincorro con l’immaginazione».