Una mostra sui cimeli garibaldini

Cinquecento cimeli garibaldini e massonici, ma nessuno appartenuto direttamente all'Eroe dei due mondi, appaiono in una mostra per il bicentenario della nascita di Garibaldi, aperta ieri e che si chiuderà sabato alla Sala Govi del teatro della Gioventù di Genova.
Organizzata dalla Gran loggia d'Italia di Piazza del Gesù, la mostra «Garibaldi primo massone d'Italia» curata da Sergio Ferrando, ha come corollario un convegno sabato prossimo su Garibaldi massone.
«Abbiamo fatto un'operazione nella totale trasparenza e infatti abbiamo avuto il patrocinio degli enti locali. Oggi la massoneria è portatrice di valori etici e morali», ha detto il delegato regionale della Gran Loggia d'Italia Palazzo Vitelleschi, Giovanni Bertaina, che ha anche detto di «aver chiesto dei pezzi a Stefania Craxi per una mostra nella nostra sede romana, ma il costo era troppo esoso».
In occasione dell'esposizione i massoni liguri hanno proposto al Comune di Genova di sovvenzionare il restauro di una corona bronzea donata da due fratelli massoni al monumento di Garibaldi in largo Pertini, dalla quale è stata tranciata la parola «maestro».
Infatti questo aspetto della vita di Garibaldi è sempre rimasto volutamente un po’ nascosto al grande pubblico, soprattutto per quanto riguarda i libri scolastici. Così non tutti sanno, ad esempio, che Garibaldi si iscrisse alla Massoneria all’età di 37 anni e che fu proprio per perseguire gli ideali massonici di libertà ed eguaglianza che si rese sempre protagonista di battaglie dove il popolo oppresso si ribellava alla tirannide. E questo lo vide combattere sui campi di battaglia sia nelle Americhe che in Europa. Fu durante l’impresa dei Mille, che vide numerosissimi massoni tra i volontari, che a Palermo venne conferito a Garibaldi il titolo di «Primo massone d’Italia», mentre due anni dopo fu nominato Gran Maestro d’Italia del Rito scozzese antico e accettato.
Di questo e di tante altre cose si parlerà nel convegno di sabato prossimo nel Teatro della Gioventù.