Mostre e concerti da Tokyo a New York E in Grecia grande attesa per la Medea

A Epidauro una delle opere più amate dalla divina con Anna Caterina Antonacci

All’ultima recita di Medea, il 3 giugno 1962 alla Scala, i suoi ammiratori l’aspettano invano all’uscita del teatro: è la prima volta che scappa servendosi dell’uscita secondaria che dà su via Verdi. La saracinesca fra l’artista e il suo pubblico milanese era scesa definitivamente. Maria Callas se ne era andata verso il suo destino. Ci saranno ancora delle recite di Norma a Parigi, poi al Covent Garden canta la sua ultima Tosca il 5 luglio 1965.
Dal 1966, il pubblico smette di interessarsi dell’artista Callas, sommerso com’è dal gossip dei giornali, che hanno già cominciato a frugare nella sua vita privata, travolta dalla love story con Aristotele Onassis. Senza la musica però è una donna sola. Racconta oggi Giulietta Simionato, sua partner in molte opere, quanto la Callas le disse poco prima di morire: «Ricordati: Maria (spesso parlava di sé in terza persona) ha cominciato a morire il giorno che ha lasciato la musica».
Fra dolori e delusioni arriva il momento in cui la stanchezza ha il sopravvento e - infine - il 15 marzo del 1975, quando muore Onassis, anche la Callas comincia a morire. Si lascerà vivere, o meglio sopravvivere, per oltre due anni, poi per lei, creatura orgogliosa, prepotente, ma martoriata, arriva la fine. Muore a Parigi il 16 settembre del 1977.
Durante la sua carriera non le fu perdonato nulla, oggi tutti inneggiano a lei. Va bene così: mai artista, forse non solo della musica lirica, fu più amata e detestata: ma lei andava avanti trionfante perché - e lo sapeva - lei sarebbe diventata un mito e - si sa - i miti non muoiono mai.
Ora, a trent’anni dalla scomparsa, il mondo intero la ricorda, da New York a Tokyo, da Roma a San Francisco. In Messico, in Australia, in Grecia, in Francia e a Milano con la Scala si allestiscono mostre e si annunciano concerti.
Pochi - o nessuno - vogliono rammentare la fatica che la Callas ha compiuto per poter emergere e le umiliazioni che ha dovuto subire prima di diventare la Divina. No, oggi si preferisce parlare più dei costumi e dei gioielli, sia pure meravigliosi, che il grande soprano indossava sul palcoscenico.
In Grecia va in scena, a Epidauro, Medea con Anna Caterina Antonacci nel ruolo del titolo, probabilmente a ricordo di quella interpretata dalla Callas nell’agosto del 1961. Rammento che, con la stessa opera di Cherubini, tornò alla Scala emozionando il pubblico. La sua entrata in palcoscenico era stata un tocco di vero teatro. Il coro chiede: «Chi sei tu?». E sullo sfondo appare una figura ieratica avvolta in un mantello scuro «Io, Medea».