Mostre trans e unioni gay, l’Udc: «Noi non ci stiamo è un attacco alla famiglia»

L’irrilevanza non le si addice. Toccato il minimo storico con le Comunali, l’Udc prova a riallineare Milano con le ambizioni nazionali: essere decisivi. La notizia del giorno è l’adesione di un consigliere provinciale dell’Idv, Roberto Biolchini. E voci insistenti danno per certo un altro arrivo. Il tutto a pochi giorni dall’apertura della fase congressuale. L’assise milanese dei centristi si riunirà a fine novembre. Gli schieramenti interni sono un classico: da un lato Enrico Marcora, consigliere regionale che guarda a sinistra, dall’altro Pasquale Salvatore, ex consigliere comunale che impersona l’anima moderata, e al centro si fa largo l’astro nascente casiniano, il coordinatore provinciale Alessandro Sancino, che incassa «con grande soddisfazioni» le adesioni di Palazzo Isimbardi come un lasciapassare pesante (e graditissimo a Roma) in vista dell’appuntamento congressuale, e di altre - future e ambitissime - conte.
Un tema è il rapporto coi poli principali, fra le aperture di Guido Podestà e la deriva «radicale» di Palazzo Marino. «Per noi è giunto il momento di contare davvero. Possiamo farlo se mettiamo da parte i protagonismi», dice Sancino, che al Pdl manda un messaggio tutto politico («Fra Salvini e Pisapia c’è uno spazio politico enorme, e noi contiamo di starci da protagonisti»). Parole nette sul laicismo della sinistra, partita con scelte di bandiera come il patrocinio al gay pride, il lavorìo sulle unioni civili delle coppie omosessuali (ed eterosessuali) e il finanziamento alla mostra dei trans: «Se è un attacco alla famiglia non ci stiamo», avverte Sancino, ammettendo che «con Pisapia abbiamo idee molto diverse, e intendiamo farci valere anche a Milano».
Il fatto è che le leve del Palazzo sono nelle mani del rutelliano Bruno Tabacci, che si è preso un assessorato mandando in frantumi l’alleanza che ha candidato Manfredi Palmeri. Bocche cucite nell’Udc, ma la partita sarà anche un derby interno al Terzo polo. La visibilità elettorale di Palmeri ha permesso a Futuro e Libertà di non affondare, ma il prezzo l’ha pagato l’Udc: per i nuovi alleati ha rotto l’accordo con Letizia Moratti. Ora è difficile che possa continuare a far favori a chi - al contrario - non ha mostrato molti riguardi nei suoi confronti. La ricreazione al centro è finita. Come la pax elettorale.