Il «mostro di Foligno» chiede la libertà

Ha già scontato un terzo della pena. E tra tre anni potrebbe lasciare la cella per buona condotta

Andrea Acquarone

Il geometra schivo e insensibile - i più lo ricorderanno come il «mostro di Foligno» - in cella ha imparato qualche rudimento di giurisprudenza. Massacrò due bambini, dopo avere tentato di violentarli. Radio carcere racconta di quanto improvvisamente sia diventato bravo e buono, dei suoi comportamenti quasi da chierichetto, da quando è dentro. Ovvero da ormai dodici anni.
Luigi Chiatti, oggi ne ha 37 di anni. Qualche giorno fa si è presentato all’ufficio matricola della prigione di Prato, ha preso l’apposito modulo e lo ha compilato: chiedeva un permesso premio. La legge è dalla sua, le parti civili già nel 2001 lo avevano paventato: il mostro potrebbe presto tornare libero, ammonirono. Almeno per qualche ora, se non per qualche giorno.
Non ne sapevano nulla della domanda i suoi avvocati Claudio Franceschini e Guido Bacino. Ha fatto tutto da solo l’ex geometra dalle malsane pulsioni sessuali. Dietro le sbarre anche il più incallito malfattore del resto si trasforma in abile leguleio.
Chiatti ha studiato per bene la vecchia legge Gozzini. Per ogni anno di buona condotta tre mesi di sconto. Lui se ne è beccati trenta, raggiunto il terzo della pena è tempo di permessi. E giunti a metà condanna si può anche ottenere la semilibertà. Tra addizioni e sottrazioni ci siamo. Toccherà adesso al giudice decidere. Valutando la potenziale (?) pericolosità del galeotto, visionando i referti e le analisi di operatori carcerari, psicologi e assistenti sociali.
Guido Bacino, suo legale, un po’ sorpreso da tanto clamore, non si pronuncia. «Sono almeno un paio d’anni che non incontro Luigi. Non ci ha informati su questa iniziativa. Ma doveva comunque succedere. È dentro da 12 anni, mica da un giorno. È suo diritto chiedere di potere uscire di cella almeno per qualche ora».
Sconcerto, ed era prevedile, sul fronte opposto. «Ogni indulgenza» nei confronti di Luigi Chiatti, il cosiddetto «mostro di Foligno», «potrebbe costare la vita ad altre persone», protestano gli avvocati delle famiglie dell vittime. «Il detenuto, già dall'epoca del suo arresto, ha sempre rilasciato dichiarazioni incompatibili con ogni possibilità di reinserimento in seno al corpo sociale. Pertanto - continuano i legali - sono scarse, se non nulle, le speranze di vederlo trasformato in un soggetto innocuo, da freddo e calcolato omicida quale si è mostrato».
Insomma, secondo loro, il mostro potrebbe tornare ad uccidere. Il caso Izzo docet, l’inchiesta avviata dal guardasigilli Castelli sui magistrati di Palermo, «rei» della sua liberazione, potrebbe pesare come un macigno sulla futura decisione del giudice. Come restituire alla società uno che allo psichiatra Vittorino Andreoli confessò «il massimo piacere provato» nello strangolare il piccolo Simone. Tanto da non poter far a meno di ritrasformarsi in carnefice nove mesi più tardi. La seconda vittima, Lorenzo, aveva 13 anni. E lui la infilzò con un forchettone.