Da mostro a vittima Tutte le «verità» del contadino bugiardo

Quante «verità» nella capanna di zio Misseri? Una due, tre tre, quattro fino ad arrivare a sei, sette. «L’ho ammazzata, spogliata, violentata, rivestita e poi gettata in quel pozzo di campagna. La desideravo». Poi da quel momento ogni volta una storia diversa, racconti un poco improbabili farciti da verità. Certo lui sa, forse è assassino, forse complice. Ma quanto e chi nasconde?
Un mese è trascorso dal ritrovamento del cadavere nascosto in in un pozzo invisibile, di quella ragazzina che stava facendosi donna. Bella. Si chiamava Sara. E ancora non si sa perchè sia morta. Dice di averla uccisa lui, lo zio che di Tom porta solo il cappello da contadino. Ma perche? Cosa sia successo in quella capanna ancora non si sa.
Misseri, l’orco per cui il popolo chiedeva il cappio, continua a raccontare storie diverse. Dal carcere di isolamento prova a tiraresene fuori, dopo essersi accusato nel modo più infamante. Ora fa retromarcia. Da carnefice a semplice «complice». Anzi nemmeno: avrebbe solo coperto la vera assassina. Ovvero la figlia Sabrina. Ecco lo scenario di questo delitto trasformato in reality show.
Era il 6 ottobre quando Michele Misseri fece ritrovare il cadavere di Sara in diretta televisa dopo aver finto di aver scoperto casulamente il telefonino della vittima. Piangeva davanti alle telecamere. Quasi scusandosi. Poi una volta in manette raccontò di aver ucciso la nipotina in preda a un delirio sessuale, la desiderava. Aggiunse di averne persino profanato il cadavere. Una bugia a quanto pare. Gli esami del Ris avrebbero però escluso la violenza. Perché mentire?
Il giorno dopo provò a giustificarsi: «Sara mi ha provocato, mi accarrezzava i fianchi». Ammettendo ancche di averci provato con lei qualche giorno prima.
Una settimana dopo, il 15 ottobre, la storia cambia di nuovo. Stavolta lo zio dalla meni callose e il viso più vecchio di quello che è, chiama in causa Sabrina. La figlia «prediletta». «È stata lei a portare Sara in garage, la teneva mentre io la strozzavo con una corda».
Ma manca sempre un perché. Sta tutto qui, in fondo, il giallo di Avetrana. Con i suoi colpevoli di cui non si riescono a definire ruoli e responsabilità. «Zio» Misseri davanti ai magistrati non chiarisce. Giocando allo scaricabarile. Da mostro si spaccia adesso per vittima. Il 16 ottobre la figlia Sabrina è stata arrestata per sequestro e concorso in omicidio. Lei si proclama innocente, urla dalle sbarre della cella, madre e sorella la difendono a spada tratta. Peccato che qualche giorno più tardi si scopra una delle sue bugie: aveva trovato il diario di Sarah poco dopo la sua scomparsa e lo aveva nascosto
Ora il nuovo choccante racconto di una storia sui cui vorremmo tutti spegnere le luci.
Michele, l’assassino descritto dai difensori succubo delle sue donne, schiavizzato, contadino abituato alla fatica e alle sopraffazioni, si autoassolve. Dunque un altro perché. Adesso ha fatto ritrovare le chiavi della vittima, persino la corda con cui sarebbe stata strangolata. Era nascosta nell’auto di sua moglie. Davvero, la una storia finisce più.