UN MOTIVO IN PIÙ

Di motivi per un voto anzichè per un altro, ce ne sono tanti. Fra i mille che potrei citare, ne scelgo uno. Politicamente, non è certo il principale, il più diretto o il più significativo. Ma è quello che fa la differenza.
Sto parlando di quello che è successo in redazione il giorno dell’arresto di Giovanni Novi. Dal fax di Tursi, su carta intestata del Comune, è arrivato un comunicato di Marta Vincenzi preoccupata per il futuro del Porto. E il (la) sindaco ha raddoppiato qualche giorno dopo con una battuta: «Ben venga Mani Pulite due». Dal fax della Regione - dove siede Claudio Burlando che a differenza di Marta Vincenzi non aveva mai avuto alcun motivo di frizione, nemmeno dialettica, con Giovanni Novi - è arrivato un comunicato in cui si invitavano le Camere a far presto per ratificare la nomina di Luigi Merlo alla successione del presidente uscente arrestato. Nemmeno una parola per Novi. Del resto, sono gli stessi che - con l’unica meritoria eccezione del presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti, comunista doc e persona doc - non hanno speso un foglio di carta intestata per ricordare Nucci. Sono gli stessi che l’avevano fatto per ricordare, chessò, Arrigo Boldrini, il partigiano Bulow. Per dirne uno che non è neanche ligure. Arrigo Boldrini, dico.
Contemporaneamente, il mio telefono non smetteva di squillare. Giorgio Bornacin, responsabile porti di An, ci teneva a dire che per lui Novi era e restava una persona perbene. Gigi Grillo, senatore azzurro che pure recentemente aveva avuto motivi di scontro anche aspro con Novi, voleva puntualizzare, in modo alto e nobile, che gli era assolutamente solidale in questo difficile momento. Gianfranco Gadolla, presidente provinciale di An, voleva esprimere tutta la sua stima per Novi, persona integerrima. Sandro Biasotti, senza aver paura di far la fine di Muzio Scevola, spiegava che lui, per Novi, non ci metteva una mano sul fuoco, ma addirittura tutte e due. Gino Morgillo, capogruppo azzurro in Regione, ci metteva il suo carico di solidarietà. E Claudio Scajola, dimostrandosi una volta di più, anche dialetticamente, il vero leader della coalizione, metteva il tutto nero su bianco, facendo la sintesi con un comunicato stringatissimo ed efficacissimo: «Per come conosco Novi, è un vero galantuomo».
Ecco. Da un lato, c’è chi abbraccia in un momento difficile, il più difficile della sua vita, una persona che fino a prova contraria era, resta e sarà sempre perbene. Dall’altro, c’è chi, dopo averci lavorato insieme fino al giorno prima, mette nero su bianco la fretta per la nomina del successore. Avessi avuto dei dubbi su come votare, magari affascinato dal nuovo corso veltroniano, che è comunque cosa buona e giusta, sarebbe bastato questo per farmeli passare.
O di qua, o di là. Io sto di qua, con l’umanità, con il cuore.