Moto ferme da anni: il Comune paga il bollo

Alessia Marani

Abbandonate. Mandate a riparare da quasi tre anni, lasciate, invece, a marcire in un garage dell’autoparco comunale. Sono oltre un centinaio le motociclette appartenenti al corpo della polizia municipale - e per cui il Comune continua a pagare regolarmente le tasse di proprietà - spedite al deposito di via Fontichiari, a Centocelle, e mai più rientrate in servizio. Motori da rivedere, fili dei freni e dischi da sostituire: almeno trenta le richieste di interventi rimaste inevase. Per non parlare dei mezzi che fino a due anni fa erano in dotazione ai centauri del Git (Gruppo intervento traffico) e poi sostituiti perchè non in regola con le emissioni dei gas di scarico. Tutti finiti là, ammassati nei seminterrati dell’autoparco «Servizio tecnico - Manutenzione automezzi». Dimenticati da tutti (o quasi), mentre in Campidoglio si parla già dell’ipotesi di noleggiare le moto come avviene per le automobili. Pagando, insomma, per avere quel che si ha già.
Un paradosso eclatante se si pensa che i «pizzardoni» del III gruppo (via Goito - Castro Pretorio) da tempo sono rimasti appiedati; per loro niente due ruote. E se si pensa che, ormai, dai diciannove distaccamenti romani non arrivano più nuove richieste per l’officina, come spiega Gabriele Di Bella, del Sulpm, Sindacato unitario lavoratori polizia municipale. «La risposta, infatti, è sempre la stessa - dice -. Mancano i fondi per le riparazioni. Eppure c’è da chiedersi che fine facciano i soldi destinati secondo l’articolo 208 del codice della strada alla manutenzione e al miglioramento delle tecnologie. Soldi che dovrebbero arrivare direttamente da una parte di quanto incamerato dalle casse comunali con le contravvenzioni. Anzi - continua Di Bella - più precisamente per i comuni con oltre 5mila abitanti vi dovrebbe essere un apposito bilancio».
Il Sulpm chiede di attivare immediatamente «una commissione d’inchiesta consiliare sull’anomala gestione di questa situazione», verificando se non vi siano ulteriori «scheletri nell’armadio che la dicano lunga sugli sprechi e i paradossi dell’amministrazione».
Come quelli legati alla vicenda dei palmari, computerini ribattezzati «sparamulte», acquistati con bando a licitazione privata nel 2000 per la bellezza di 3 miliardi di vecchie lire, poi utilizzati solo per pochi mesi, prima di essere rimessi in funzione solo all’indomani di un’inchiesta de Il Giornale la scorsa estate. «Una lotta - aggiunge Di Bella - ottenere anche caschi e divise. Se il sindaco Veltroni non prenderà provvedimenti urgenti sulla scandalosa vicenda di via Fontichiari, i nostri motociclisti sono pronti a “marciare” fino all’aula Giulio Cesare per riconsegnare i caschi in dotazione. A che cosa servono d’altronde? Occorre riaprire un tavolo con i sindacati, adottare nuove strategie. Veltroni deve tornare a investire sui suoi uomini e mezzi. La provocazione? Chiederemo ai privati di farci da sponsor per le riparazioni».

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