Motociclisti in rivolta contro il nuovo codice

Se la campagna di sensibilizzazione sulle nuove norme più rigide per i motociclisti parte da Campomorone, con i vigili impegnati a tappezzare di manifestini tutti i locali pubblici, la rivolta anti-confisca esplode a Genova. È Matteo Lunardi, per nulla imparentato con il ministro alle Infrastrutture, a lanciare la crociata contro l’emendamento che dispone il ritiro (definitivo, senza possibilità di riconsegna) della moto a chi viola gli articoli 169, 170 e 171 del Codice della Strada. In pratica a chi guida senza casco, con casco slacciato o non omologato, o trasporta passeggeri senza poterlo fare.
Fossero solo queste, le conseguenze del nuovo codice, ci si potrebbe anche stare, osserva il motociclista. In realtà l’emendamento alla norma comporta tante altre assurdità e conseguenti disparità con gli automobilisti. «In dieci su un’auto: uno si prende una multa - scrive al Giornale Lunardi -. In due sul cinquantino o in tre sullo scooterone: confisca». Stesse esagerazioni se chi guida un’auto sterza usando le ginocchia per tenere una mano al cellulare e una sulla pancia: rischia una multa e qualche punto in meno sulla patente. «Se tolgo una mano dal manubrio per un motivo che secondo il vigile non sia “di necessità per manovre o segnalazioni (se chiudo la visiera è necessità?)”, scatta la confisca».
Rischia di perdere la mano anche chi trasporta una donna con la gonna seduta di fianco o chi traina un altro mezzo (se lo si fa con l’auto non si rischia nulla). «Porto la borsa della palestra sulla pedana dello scooter? Confisca - ripete sconsolato Lunardi -. Se carico lo station wagon impedendo completamente la visibilità posteriore attraverso il lunotto, e tengo il cane sul sedile posteriore, posso prendere al massimo una multa». Persino un incidente, che in caso di concorso di colpa e lesioni anche minime può diventare un reato colposo, può portare alla confisca della moto. «Per semplice ripicca o per costringere a firmare un Cid che gli dà ragione, un automobilista potrà minacciare la confisca al motociclista, il quale non ha la stessa arma a disposizione», osserva il centauro che chiama all’azione i colleghi su due ruote. LA rivolta parte da Genova.