MotoGp Il nuovo muro di Valentino, separato in casa Yamaha

C'è un nuovo muro in casa Yamaha. Non si trova ai box, come quello eretto nel 2008 per evitare scambi di dati tra i tecnici di Rossi e Lorenzo. Niente barriere visibili, casomai l'impressione per Valentino di essere diventato «separato in casa» dopo l'annuncio del suo passaggio alla Ducati, evento che ha sancito lo strappo decisivo nel rapporto con i giapponesi. Neppure Masao Furusawa, quello che chiama Rossi «un genio», vuole saperne di ammorbidire l'addio del pilota che ha fatto tornare vincente la Yamaha dopo anni di sconfitte, il divieto di provare la Ducati prima del 2011 né è la prova. «È stata una stupidaggine parlare già della prossima stagione. La prossima volta che farò un nuovo contratto ne parlerò solo alle ultime tre gare», ha detto Vale dopo Indianapolis: non ricevere più il 100% del supporto dalla squadra è solo un cattivo pensiero ma l'addio annunciato a metà campionato ha sparigliato le carte troppo presto.
In particolare in Yamaha sono irritati perché Lorenzo non ha ancora firmato il seppur scontato rinnovo e ora aspetta la matematica conquista del titolo per vedere accontentate tutte le richieste del nuovo contratto, forte di essere rimasto l'unico pilota di punta del motomondiale in scadenza. «Pensavo che il rapporto con la Yamaha fosse speciale, ma se ci negano i test a fine stagione dovrò ricredermi…» le parole a caldo di Rossi a ridosso del gp di Brno.
In realtà, a differenza della F1 che ha norme più flessibili, in MotoGp accade quasi sempre che il pilota uscente non provi la nuovo moto prima della scadenza effettiva del vecchio contratto. Non aver provato telaio e forcella 2011 nei test post Brno non gli ha fatto piacere, «se Furusawa dice che rimango un loro pilota sino a fine anno, perché non sono stato trattato come Lorenzo e Spies?» il ragionamento di Rossi. La mossa della Ducati di accordare a Stoner il test con la Honda appena a mondiale terminato è una mano tesa alla Yamaha, sperando che ricambi il favore con Valentino. Il quale, forte dell'esperienza del 2003 quando gli accadde la stessa cosa dopo il divorzio dalla Honda, ha deciso di ammorbidire le proprie posizioni rispondendo così a chi gli chiedeva di una disparità di trattamento tecnico tra lui e l'attuale compagno di squadra: «Quando sono tornato dopo l'incidente non avevo il setup ideale perché abbiamo usato quello di Lorenzo che andava forte. Con Indy siamo tornati ai miei settaggi e siamo migliorati». Inutile farsi la guerra in un momento così delicato, meglio comportarsi da consumato diplomatico.
In queste ultime sette gare Rossi penserà solo a tornare in piena forma fisica, con l'ambizione di salire di nuovo sul gradino più alto del podio e magari la speranza di fare qualche sgarbo a Lorenzo. Per prendersi eventuali rivincite c’è tempo e la Yamaha non può ignorarlo, perché per ingaggiarlo fece leva proprio sulla voglia del Dottore di battere la «sua» Honda. In Ducati ci sperano: la storia insegna che se c'è qualcuno che può battere Valentino, è Valentino stesso.