Motogp, Valentino torna il Dottore "Così al bar basta critiche"

Rossi di nuovo al successo dopo sette mesi: "Avevo troppa gente che mi dava addosso". Il futuro in Yamaha: "Per rimanere con loro gli avevo chiesto una super moto. E ora me l'hanno data"

Shanghai - Trionfo e primato della pista: bentornato Valentino Rossi!

«È stato senza dubbio un periodo duro, anche perché io, fortunatamente, sono abituato a vincere. Era da settembre (Gp del Portogallo, ndr) dell’anno scorso che non provavo questa sensazione: non c’è nient'altro che ti dà la stessa emozione» gioisce il campione, protagonista di una gara come ai vecchi tempi, di quelle che non lasciano alcuna possibilità agli avversari. È un successo importante, paragonabile, per certi versi, al primo, storico ottenuto nel 2004 in Sud Africa al debutto con la Yamaha dopo tre mondiali consecutivi con la Honda. «Quella vittoria rimane speciale - commenta il direttore sportivo Davide Brivio -, ma anche questa è sicuramente importantissima, perché arriva dopo un lungo periodo di digiuno, il più lungo della storia di Valentino (sette gare, ndr) e perché è la prima con le Bridgestone. Era importante rompere il ghiaccio: speriamo sia solo l’inizio».

Non si poteva più aspettare, Rossi non poteva più rimandare l’appuntamento con il gradino più alto del podio. Un’altra sconfitta, su una pista in passato sempre favorevole alla Bridgestone, avrebbe trasformato il digiuno in una sorta di crisi, visto che molti, sbagliando, davano Valentino già sul viale del tramonto. «Ho letto e sentito dire - è il riconoscimento di Pedrosa - che Rossi non era più quello di una volta. Valentino ha dimostrato che chi dice questo capisce poco di moto».

Onore al merito, quindi, a un pilota che a 29 anni, con un curriculum inferiore solo a quello di Giacomo Agostini, ha deciso di mettersi in discussione, di lasciare la Michelin per la Bridgestone e ricominciare quasi da zero. «Da quando ho fatto questa scelta - racconta Vale - tutti mi stavano addosso, perché si aspettavano che io vincessi subito, come avevo fatto al debutto con la Yamaha. Ma c’è voluto un po’ di tempo per adattare le Bridgestone alla M1 e adesso, finalmente, forse al bar non diranno più che ho sbagliato scelta. Questa vittoria ha un sapore particolare, è stato incredibile guidare forte dal primo all’ultimo giro e nemmeno io quasi credevo ai tempi che facevo».

È andato forte davvero Valentino, anche perché alle sue spalle Daniel Pedrosa non si è mai dato per vinto, perlomeno fino a tre giri dalla fine quando, dopo aver fatto di tutto per rimanere in scia al rivale, ha preferito rallentare, anche per non far scoppiare il motore della sua Honda, che andava continuamente fuori giri per una sbagliata scelta dei rapporti. «Per staccare Daniel - si complimenta Rossi - ho dovuto usare ogni centimetro della pista e, nonostante spingessi fortissimo, lui era sempre lì, a pochi decimi. Tanto vicino che ho addirittura pensato di cambiare tattica, di farlo passare per studiarlo. Poi, però, ho fatto un ulteriore sforzo e sono riuscito a prendere un po’ di margine».

Il Gp della Cina, probabilmente l’ultimo, ha vissuto su questa sfida intensissima, con il campione del mondo Casey Stoner terzo, ma staccatissimo, in evidente difficoltà con una Ducati che non è più quella della passata stagione. Ma anche Rossi e la Yamaha sono ben differenti da quelli opachi del 2007. «A Valencia, dove avevo perso il secondo posto per la rottura del motore, ero stato chiaro: se la Yamaha non mi avesse dato una moto competitiva, a fine 2008 me ne sarei andato. Hanno recepito bene il messaggio e stanno dimostrando che, se si impegnano, sanno fare le moto. Visti i risultati, mi sa che deciderò presto per il mio futuro», è il sigillo finale, quasi un giuramento di amore eterno alla Yamaha. Altro che smettere, Rossi ha ancora una gran voglia di correre. E di vincere.