Motorini confiscati, la protesta va in piazza

«Norme troppo severe»: ieri decine di ragazzi hanno manifestato davanti a Palazzo Marino

Enrico Lagattolla

«Va bene, magari faccio il cretino sul mio scooter, e se sbaglio pago. Ma così mi costringono a comprare due volte il mio motorino!». Casco in testa, Luca C. arriva col suo cinquantino in piazza Scala. Raggiunge gli amici, davanti a Palazzo Marino. Parola d’ordine: «No alla confisca!».
Erano una quarantina, ieri, dopo un passaparola nelle scuole e un giro di sms tra amici. Tutti a volantinare contro il ministro Pisanu e il decreto legge sulla sicurezza stradale che prevede la confisca permanente dei ciclomotori in caso di alcune infrazioni. Tipo, viaggiare in due se la cilindrata non lo consente, essere senza casco o con un casco non allacciato o non omologato, guidare senza tenere entrambe le mani sul manubrio (così è scritto). Chi sgarra - dice la norma - perde il motorino che va al deposito comunale, di lì finisce all’asta, e chi lo vuole se lo compra. «Noi riconosciamo l’errore - scrivono in un volantino - e siamo disposti ad accettare la punizione, purché non sia definitiva. Vorremmo poter avere una seconda possibilità». «Un conto era il sequestro di un mese, e andava bene pure la multa - spiegano i ragazzi - ma questo è un abuso». E allora è un fiorire di striscioni e slogan, dal legalitario «I motorini li abbiamo pagati, non rubati», a quello di denuncia «Scooter confiscato, sono disoccupato», al provocatorio «Aaa concessionario Pisanu vendesi scooter».