Motorino truccato? Ne rispondono i genitori

Per i giudici non vale nemmeno la scusante di essere separati e non convivere con i figli

da Roma

I genitori rispondono delle modifiche apportate ai motorini (per aumentarne la velocità) dai figli minorenni. E questo vale anche se il figlio vive in una casa diversa da quella del genitore esercente la potestà genitoriale, come avviene in caso di separazione. Lo sottolinea la Cassazione, osservando che i genitori non possono nemmeno provare a sostenere che la modifica del motorino era sfuggita al loro controllo, in quanto si tratta di «modifica stabile della meccanica del veicolo, che chi esercita la potestà avrebbe potuto e dovuto verificare, tenuto anche conto che si tratta di una operazione non inusuale e la cui facile realizzabilità è notoria».
Con questa decisione la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Prefettura di Padova contro la decisione con la quale il giudice di pace di Cittadella, nel dicembre 2002, aveva annullato la confisca di un motorino di proprietà di Antonino D.P., padre di Enrico. Il ragazzino era stato sorpreso dalla polizia municipale mentre girava sul motoveicolo (che per lui aveva comperato il padre) dopo averlo modificato per farlo andare a più di 45 chilometri orari.
Il padre del minore aveva fatto presente al giudice di pace di non aver mai usato il motorino e quindi di non essersi potuto accorgere delle modifiche apportate da Enrico. Il papà aggiungeva inoltre che il minore «solo apparentemente risiedeva con lui, quale genitore affidatario, in quanto dopo lo scioglimento del matrimonio dei genitori, era andato a vivere con i nonni paterni».
In pratica, il papà diceva di non essere «in condizioni di controllare lo stato del veicolo», ma la Cassazione non ha condiviso questo punto di vista e ha accolto il reclamo della Prefettura di Padova.