Motta, fedele al Genoa e all’Italia

Non c'è sito nè locale caratteristico di Genova che non comporti un certo sforzo per essere raggiunto, soprattutto se piove e minaccia neve. E così, per partecipare alla ormai tradizionale cena di Natale del Genoa Club Giustizia Rossoblù, ci si deve inerpicare su per la salita che tra Cornigliano e Certosa porta a Coronata, destinazione «Le cantine di Mattelin». Il titolare, Mario Rasulo, accoglie gli avventori ricordando che la sua è una delle più antiche osterie zenesi (dal 1880) e che qui le cene dei grifoni doc sono sempre state propizie per i risultati del Genoa Cricket and Football Club, alla faccia di chi pensa che i genovesi, «maniman», non amino sfidare la sorte e piegare a proprio favore la scaramanzia.
Forse tanta euforia è dettata dalla vittoria, domenica, nel derby della Lanterna, con magistrale incornata al 5' di quel Diego Milito che dovrebbe essere l'ospite d'onore della serata ma, per cause di forza maggiore, si lascia sostituire dal compagno Thiago Motta. Ci si siede ai tavoli, con sottofondo musicale dei Trilli a dare il benvenuto. Striscioni e colori del Genoa tappezzano la grande sala, gli odori forti della cucina tipica genovese, dalla caponata di mare alle trofie di castagne, stuzzicano l'appetito. Davvero uno spaccato della Superba più vera e genuina. Accompagnato dal team manager della società Francesco Salucci e dai preparatori atletici Alessandro Pilati e Gianluca Spinelli, Motta sembra essere a proprio agio per tutta la durata della cena, tra ragazzine in posa per uno scatto o un autografo, avvocati e toghe - organizzatori dell'evento - e giornalisti - ospiti - in bella mostra e tifosi purosangue che discettano di storia del calcio e del Genoa.
E Motta regala ai presenti la ciliegina sulla torta (la torta è la vittoria nella stracittadina...). A chi gli domanda se, date le origini venete e la doppia cittadinanza, brasiliana e italiana, il giovane centrocampista carioca sarebbe disposto a indossare la maglia azzurra, lui risponde, con un sorriso largo e sincero, che non solo sarebbe disposto, ma ne sarebbe onorato. Unico timore, non trovare spazio tra tanti campioni in quel ruolo come, ad esempio, Pirlo, De Rossi e Aquilani. Ma, l'auspicio, è che Lippi sia capace di sciogliere il nodo e raccogliere subito la proposta. Motta, classe 1982 - omaggiato dal presidente del club genoano Mario Epifani - ex astro nascente del centrocampo del Barcellona, penalizzato da una serie di infortuni, potrebbe compiere il definitivo salto di qualità proprio in Italia. «Per me è un privilegio far parte di questa squadra, e voi siete il pubblico migliore che io abbia mai incontrato. È difficile spiegare le sensazioni che provo in questo momento», afferma Motta visibilmente emozionato, dopo essersi scusato per un italiano invece già ottimo. E aggiunge: «Sarebbe per me un privilegio, inoltre, giocare con la nazionale italiana». «Omar Milanetto? Possiamo felicemente coesistere in campo».
Motta è incalzato dai cori in sala che intonano «portaci, portaci portaci in Europa, Thiago Motta portaci in Europa» e dalle gag esilaranti del duo Soggetti Smarriti, al secolo Andrea Possa e Marco Rinaldi, che intrattengono i convenuti, tra un pasto e l'altro, con irresistibili battute sui difetti e i luoghi comuni del popolo genovese, lanciando di tanto in tanto «feroci» frecciatine ai cugini blucerchiati. Il sarcasmo dei due cabarettisti lascia spazio a momenti di autentica commozione, come quando Leo Berogno, presidente dell'Associazione Club Genoani, guarda negli occhi Motta e gli ricorda che la maglia del Genoa è motivo di orgoglio per chi la indossa e di vita per chi la sostiene, o quando il caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana, tifoso super partes in virtù della sua professata fede romanista, loda questo Genoa di Preziosi e Gasperini che sa emozionare anche i non genoani, unendo il piacere del bel gioco ai risultati positivi e che ora, lasciati alle spalle gli anni bui della retrocessione, può ricominciare a sognare e a pensare in grande. Insomma, per i cuori dei presenti, la stella non è più solo un'utopia. Ai tavoli si intravedono il presidente del Tribunale di Genova Claudio Viazzi, il fondatore della leggendaria Fossa dei Grifoni Pippo Spagnolo, la signora Milena Epifani, prima donna membra del CdA del Genoa, dal lontano 1967, sostenitrice dell'azionariato popolare dei tifosi e attenta analista dei bilanci delle principali società calcistiche e tante bellissime donne, guidate da Cinzia. Ancora, Pietro Kessisoglu, padre della iena Paolo, e l'immancabile ex bandiera Claudio Onofri. E poi il bonario mugugno dei commensali genovesi non si fa mancare una piccola critica alla società, con una domanda: ma perché il Ferraris è l'unico stadio dove i botteghini non sono «cablati» e non è possibile stampare e vendere i biglietti?