Mou: "Io Antipatico? Neanche Gesù piaceva"

Il José pensiero per due ore di fronte a Chiambretti. Spaccone,
egocentrico, arrabbiato anti-conformista di facciata: "Mi sento come
Robin Hood, rubo ai ricchi per dare ai poveri"

Special-One by-night: Mourinho è portoghese, Chiambretti e il suo programma sono italianissimi di Italia 1, ma la serata è zeppa di inglesismo. Il geniale Fanfar-One (pronuncia corretta: Fanfar-Uan) del calcio mondiale esce dal pollaio strettamente sportivo per raccontarsi come persona e come personaggio, ma nemmeno l'erculeo sforzo di Pierinaggio del piccolo conduttore riesce a schiodarlo dal ruolo. Tale è la domenica sera su Sky, tale è il lunedì mattina sulla Gazzetta, tale è tra le ballerine e le fatue mondanità dello show.

«Dicono che sia un grande antipatico - annuncia Chiambretti a fianco dell'ospite - ma stasera tenteremo l'operazione simpatia. Sì, da qui uscirà uno Special-One simpatico...». Dopo due ore di durissimi tentativi, l'impresa ovviamente fallisce. Special-One è un espertissimo attore di se stesso, recita a braccio da una vita, sempre con lo stesso successo e con gli stessi ingaggi: non c'è motivo perché all'improvviso getti la maschera e si sciolga come un amabilissimo Trap. Non sarà mai Simpatic-One. Nel bene e nel male, resta una primadonna, ruvida e misteriosa, che sa tenere la scena della popolarità e della vita con la sua lucida ricetta di anti-conformismo, talmente esibito e spinto da diventare prevedibile e conformista. Ma sempre sulla scena con l'aria e con il broncio del numero uno. Irresistibile con le donne e temuto dagli uomini. Istri-One.

La strana confessione, con il confessore che cerca di indurre in tentazione il confessato, ma con il confessato che integerrimo e irremovibile non cede di una virgola, consacra così anche fuoricampo il Mourinho di sempre. Forse, strizzando le due ore di conversazione, il vero elemento forte è questa sempre più spiccata propensione a candidarsi come unico rivoluzionario, duro e puro, implacabile e messianico, del calcio italiano. Appena può, ripete il concetto della prostituzione intellettuale, affibbiandolo a quelli che «hanno tanto blaterato per il fallo di Adriano contro il giocatore della Samp, salvo stare zitti per lo stesso fallo di Del Piero a Roma». Non si sottrae al gusto, molto poco Special-One, del vittimismo: «La verità è che noi abbiamo solo Inter Channel con i suoi 45mila abbonati. Il Milan invece ha tre televisioni e un giornale, la Juve ha Tuttosport...».

Da qui, eroicamente, l'idea ambiziosissima che si è fatto del suo ruolo italiano: «Mi sento molto Robin Hood, quello che rubava ai ricchi per dare ai poveri...». Ovviamente, risulta molto complicato vedere Moratti dalla parte dei poveri, ma nelle idee di Mourinho ci sta come vittima dei poteri forti, non certo come indigente. C'è un limite.
Gli piace, diamine quanto gli piace questa parte dell'antipatico contro tutti. Muovendosi felino nella sua immaginaria foresta di Sherwood, saltando di palo in frasca, lascia partire piogge di frecce avvelenate. Faccio ordine, in ordine sparso. I cinque libri usciti su di lui: «Pieni di bugie, non bisogna comprarli. Lei, Chiambretti, si è chiaramente preparato su questi: dunque, non è preparato».

Ranieri: «Un grande allenatore. Dice ironico che mi hanno chiamato all'Inter per vincere la Champions? Per la verità mi hanno chiamato al Chelsea per vincere lo scudetto che non riuscivano a vincere con Ranieri». Ancelotti: «Un grande allenatore. Io ho vinto una sola Champions, lui due? Ricordo anche un allenatore che vinceva una finale per 3-0 alla fine del primo tempo, salvo perderla...». Ferguson: «È il più grande allenatore di tutti. Ma lui ha 68 anni e ha vinto due Champions. Io ne ho vinta una, ma rivediamoci fra 23 anni e chiedetemi quante ne ho vinte».

Adriano e i festini: «Io non posso fare altro. Spetta a lui, adesso, decidere cosa fare della sua vita». Moggi: «Dice che Ibra all'Inter non vincerà niente? Moggi conosce il calcio italiano molto, ma molto, ma molto meglio di me...». Quaresma? «Sì, per ora devo ammettere d'aver sbagliato. Ma sull'altro piatto metto Santon, cioè i prossimi 15 anni del calcio italiano. Allora?». Mancini: «Quando uscì lui dalla Champions, disse subito che se ne andava. Io il giorno dopo ho chiesto una riunione per rafforzarci e riprovarci. Una piccola differenza». E così via, sempre con lo stesso sguardo serio, lo stesso volto teso, la stessa inimitabile faccia da schiaffi. Grandissima personalità, autostima in ebollizione. Spakk-One.

Gli chiede Chiambretti: «Ma come può un uomo fortunato e vincente come lei essere sempre incavolato come una bestia?». Lui, Sorni-One: «Conoscete solo il Mourinho della partita. E soprattutto dei dopopartita. Io però sono un uomo che controlla le emozioni sempre, che studia, che in famiglia non vuole e non deve essere una star». Sul suo ruolo di leader, non usa giri di parole: «Lei Chiambretti sa che cos'è un trascinatore? Ecco, a Bergamo, dopo aver perso malissimo con l'Atalanta, io ho provocato i miei parlando dei due scudetti vinti a tavolino. Se dopo tre giorni questa squadra vince a Roma, significa che il trascinatore ha parlato bene, no?». Quanto al futuro, pure quello è già molto chiaro: «Voglio vincere i tre campionati più importanti. In Inghilterra ho vinto, in Italia quasi. Quando andrò via dall'Inter, andrò in Spagna».

È a questo punto che Chiambretti prova a giocare la briscola: «Ma se anche l'anno prossimo perde la Champions che fa: si ammazza, va in miniera?». La risposta è da Special-One: «Perché, quando il tuo film ha fatto flop, tu sei andato in miniera?».
Non c'è verso di scalfirlo. Nemmeno con le domande trappolone dei temi attuali: Mou, ma lei che ne pensa del profilattico? Sorriso acido, gelo in sala: «No, non mi trascini su questo terreno. A nessuno interessa cosa penso io di queste cose...».

È la consacrazione extrasportiva di un personaggio unico e irreversibile. Special-One non indietreggia, non cambia nemmeno sotto tortura. La sua storia guarda solo avanti e solo in alto. E tutti quelli che si affannano a prenderlo così sul serio, con i toni scandalizzati dei sepolcri imbiancati, sprecano solo fatica. Parlano un'altra lingua, vivono in un'altra dimensione. Questo è un uomo che non ha alcuna voglia di piacere, perché sa di piacere. «Io sono un antipatico. Lo so. Che ci posso fare. Neanche Gesù piaceva a tutti...».

Un tizio che parla così ha chiare idee in testa. Gli italiani, colleghi e avversari, pubblico e stampa, dovrebbero smetterla di avvelenarsi il fegato ad ogni sua uscita. Così fanno solo il suo gioco, l'unico gioco che finora abbia davvero dimostrato di gestire da Special-One. L'altro, quello promesso, ancora lo stanno aspettando, a San Siro. Questa la verità. È bene non dimenticarlo, per la cronaca. Perché lui sarà pure lo Special-Uan della parola, ma il tifoso - direbbe il Trap - non è che sia poi così Cogli-Uan.