Mou: «Mi preoccupa il Camp Nou Qui tifosi veri, mica come a Milano»

«Barcellona-Inter è una finale, è più importante di Real-Barça, daremo la pelle». Carlos Puyol, capitano catalano, sta dando una ramazzata al Camp Nou, vuole tutto lindo per la sfida di questa sera: «Giocheremo conoscendo il risultato del Rubin Kazan, se vince ci obbliga a fare altrettanto altrimenti saremo fuori. Le avversità ci faranno più forti, andremo in campo con volontà e ambizione». Da quando esistono i gironi, mai la detentrice è uscita nella prima fase di Champions.
Tutto sembra spingere affinché il Barça risulti solo una fotocopia sbiadita della squadra campione d’Europa: «Noi giochiamo come prima - dice Puyol -. La scorsa stagione ci è andato tutto bene, adesso non è così. Abbiamo solo meno fortuna».
Abidal e Yaya Touré con l’influenza H1N1, febbricitante Marquez, Ibra e Messi con problemi muscolari, Henry frastornato dopo il gol di mano, fischiatissimo sabato negli otto minuti in cui è sceso in campo a Bilbao contro l’Athletic. E un Barça secondo in classifica dopo quaranta giornate consecutive in cima alla Liga, un punto dietro il Real a quota 28. Perfino la stampa spagnola picchia duro sui catalani in vista del clasico di questo weekend: «Il Real lo gioca per la prima volta davanti al Barcellona nonostante Pellegrini», sarcasmo e ironia per dileggiare i campioni d’Europa, vittoriosi solo due volte nelle ultime sette partite fra Europa e Spagna. E Juan Laporta manda al diavolo i tifosi che gli chiedono della sfida col Real: «È più importante quella con l’Inter - risponde il presidente del Barça -. Dobbiamo vincere e abbiamo tutto per farlo». Nessuno si aspettava fosse il Barcellona a giocarsi tutto dopo la straordinaria prova di San Siro del 16 settembre. Neppure due mesi fa. L’ultima mazzata l’ha poi data il loro medico sociale: «A Messi servirebbe uno stop di dieci giorni. Soffre di una lesione di primo grado all’adduttore della gamba sinistra che rischia di trasformarsi in un guaio più grave nel caso in cui venisse schierato perché corre un alto rischio di infortunarsi seriamente».
Ma Josè Mourinho ha fatto una smorfia quando ha sentito queste cose, lui sta pensando a un Barcellona con Ibra e Messi, probabilmente ha altre informazioni. Intanto sull’infortunio di Ibra: una lesione al muscolo ileo tibiale che si manifesta inizialmente con un dolore sordo che permane, termina a fine gara ma diventa acuto e insopportabile poche ore dopo. Un’infiltrazione e si maschera. C’è puzza di pretattica: «Vinciamo noi - ha dichiarato Ibra - la partita è troppo importante». Abidal e Yaya Touré hanno la suina ma Marquez lo rimetteranno in piedi, come Messi.
L’unica certezza è il morale dell’Inter dopo la vittoria di Kiev che ha ribaltato le gerarchie di Champions. Milito: «Siamo qui a Barcellona con molta tranquillità addosso. Un risultato positivo moralmente ci darà tantissimo». Thiago Motta: «Questa squadra è cresciuta tantissimo. Può fare grandi cose non solo contro il Barcellona ma contro qualsiasi squadra in Europa». Josè ha un unico dubbio, Wesley Sneijder, e gioca a stupire: «Il Camp Nou non è uno stadio qualunque, è una voce da 100mila persone che vogliono giocare e vincere, che mettono pressione vera su tutti, anche sull’arbitro per il quale non è facile prendere decisioni. La sfida mi preoccupa meno perché non c’è bisogno di sollecitare i giocatori. Il bello del calcio è misurarsi con i migliori, e il rischio piace a tutti, anche se noi non abbiamo bisogno dei tre punti». Ma pagherebbe per avere in campo Sneijder. Non c’è solo il primato del girone, sul tavolo c’è soprattutto una grande fetta di autostima e per Josè anche dell’altro. Si è sempre scritto che con quell’Ibrahimovic avrebbe vinto anche la sorella scema chiusa nel retrobottega. Bene, questa volta Ibra non c’è, anzi è dall’altra parte.