Mou va sul sicuro: "Difficile toglierci questo scudetto"

L'allenatore dell'Inter: Stadio ostile? Noi andiamo a Torino per vincere Cento milioni per Ibra? Nessuno può offrirli..."

nostro inviato ad Appiano Gentile

Poi gli è partito un ghigno: «Difficile toglierci questo scudetto». José ieri non ha preso sul serio niente, non aveva neppure troppa voglia di star lì a raccontarla, non ha fatto né una conferenza stile Medio Evo, né uno dei suoi epici show, sembrava che le domande le facesse lui: ma siete ancora qui a chiedermi di scudetto e Juve?
Comunque si è sforzato e se gli è uscito qualcosa di esilarante è stato del tutto involontario: «Gioca Cruz? Ma... Cruz è convocato?», ha chiesto all’addetto stampa Paolo Viganò che aveva appena dato la lista dei presenti a Torino. Viganò ha confermato e lui ha fatto una smorfia. In fondo il giochino della formazione da indovinare è sempre un momento cruciale delle vigilie. Durante la settimana José ha messo Zanetti dietro sulla destra con davanti Figo, ha provato Chivu a sinistra e a un certo punto è saltato fuori il nome di Cruz. Ma per quale insano motivo José dovrebbe cambiare una squadra che sta andando forte? Comunque Chivu a sinistra al posto di Maxwell ci sta, il brasiliano non sta offrendo grandi prestazioni, è un peccato ma se ne andrà, forse addirittura al Milan.
Ma José ieri non era preoccupato neppure di Adriano: è un dramma quasi serio. O della ipotizzata offerta per Ibra di 100 milioni. Figurarsi se Maxwell poteva impensierirlo: «Nessuno può offrire una cifra del genere per un giocatore. Credo proprio che Ibrahimovic la prossima stagione giocherà con l’Inter». Detto così, in occasione del ritorno di Ibra a Torino contro i suoi ex compagni ai quali non ha mai segnato. E sul clima frizzante che attende lui e la squadra questa sera, ha aggiunto: «Stadio ostile? Siamo prontissimi, non è neppure un dramma l’aggressività verbale che ci sarà prima e dopo». Insomma, non c’è stato verso, neppure su temi scabrosi come il suo rapporto con Ranieri, quando gli hanno ricordato che l’ultima volta non si era neppure degnato di rispondergli al telefono: «Vado a Torino per fare una partita di calcio, non per creare problemi». Qualcuno c’ha riprovato: quelli della Juve dicono che lo scudetto ormai è perso... «Possono dire quello che vogliono, io a Torino vado per vincere. Loro stanno giocando con le parole e chi gioca con le parole gioca con le emozioni. Prima dicevano che avremmo perso punti, poi che pensavamo alla Champions, adesso aspettano la partita di Torino. Sapete perché l’Inter ha così tanti punti? Perché è più forte delle altre». Ogni tanto ha tirato qualche colpo di bazooka, ma senza prendere la mira, c’era da stare attenti.
A un certo punto fa: «La vittoria nel campionato italiano è svalutata? Lo dicono perché ancora una volta ci sono tre squadre inglesi in semifinale di Champions e non ci sono italiane neppure in Uefa. Ma in Inghilterra ci sono quattro squadre, qui per vincere il campionato devi andare a Lecce, Cagliari e Genova». E siccome era una risposta abbastanza banale, ci ha messo il carico: «Questo è un campionato vero, pensate che su venti allenatori, diciannove sono italiani, quindi conoscono molto ma molto bene questo calcio. C’è un solo allenatore straniero...». Però non ha aggiunto che lo vincerà: «Perché i numeri non sono ancora definitivi. Non esiste dire che il campionato è quasi nostro, neppure se dovessimo uscire imbattuti da Torino. A me non interessa battere la Juventus, si può vincere un campionato anche perdendo stasera o perdendo un derby. A me interessa di più vincere il campionato. Con un punto in più o tredici non fa differenza. Anche se io preferirei vincerlo con tredici punti in più».