Mourinho in Champions insegue l’altro primato. E l’Inter rimette le ali

A Brema Ibra riposa, torna Adriano con Mancini e Quaresma. E scalda Balotelli: "Ha capito che non deve fare il fenomeno"

Brema - Provate a chiedere a Pepp Guardiola se preferirebbe incontrare l'Anorthosis Famagosta o l'Inter. Non per altro, ma il Barcellona è l'unica sicura di arrivare agli ottavi come prima del suo girone. L'Inter invece non lo sa se conviene vincerlo il girone B; Chelsea, Manchester, Arsenal, Liverpool, Lione, Bayern e Real sono tutte nella medesima situazione, possono vincerlo o arrivare seconde. In fondo Mourinho ha ragione quando dice che non sa cosa conviene fare, e ci mette un po' di supponenza perché c'è anche il Werder questa sera. E anche se c'è un solo modo per evitare l'atomica Barcellona, vincere il girone. Comunque Julio Cesar dice che la squadra è qui a Brema per portarsi a casa il primo posto e Burdisso aggiunge che dopo quello che gli è successo a Nicosia è anche una questione di orgoglio.

Il problema è Josè che non lo ammette apertamente, ma non è convinto di costringere i ragazzi a dare il massimo per raggiungere un obiettivo che poi gli si potrebbe rivoltare contro come un serpente. E così rispolvera il 4-3-3 abbandonato per causa maggiore e piazzato giù duro questa sera per mettere nuovamente le due ali Quaresma e Mancini davanti a una situazione estrema. In realtà è la soluzione più comoda per uscire dal dilemma fra il primo e il secondo posto nel girone senza sbilanciarsi troppo e poi vivere di rimorsi, magari funziona e la punta con le due ali torna di moda anche all'Inter.

Mou è un uomo furbo, anche intelligente, ma soprattutto molto furbo, riduce sempre i rischi al limite, Zanetti che questa sera arriverà a 117 partite in Europa con la maglia dell'Inter e raggiungerà il primato di Bergomi, dice che Mou è diverso: «È antipatico fare confronti col passato ma questa è un'Inter diversa», e se lo dice il capitano che in cento anni di Inter non ha mai osato respirare in senso contrario al bene della società, vuol proprio dire che Mou è veramente diverso: «Non so se sia più concreto di Mancini - ha precisato Zanetti -, ma gestisce meglio le partite».

Sa muoversi molto bene anche prima e dopo, è uno al quale non sfugge niente, la gestione di Mario Balotelli è una serie di colpi di teatro sensazionali e quando sabato sera gli hanno riferito che il ragazzo contro il Treviso aveva segnato due gol, lui ha commentato: «Con la Primavera potrebbe anche arrivare a quaranta, ma non saranno quelli a farmi cambiare idea su di lui». E ieri ha aggiunto: «Mi piace come si è relazionato con i compagni, sabato non è andato lì a fare il fenomeno».

Questa sera se lo porta al Weser, in panchina, ma è già un premio. Altra gestione da primato è quella di Adriano, questa sera centravanti con tanta di quella responsabilità addosso da far tremare le gambe anche a un imperatore. Ibra riposa, in mezzo c'è lui, che si faccia sentire, che pretenda, che tiri fuori qualcosa. E poi c'è Santon, perché anche Maicon ha diritto ogni tanto a guardarsi una partita dell'Inter. Una rivoluzione furba, una mossa da Mourinho.