Mourinho fa infuriare Moratti e la federazione

La Figc ha aperto un'indagine sulla lite tra il tecnico e il giornalista del Corriere dello sport, insultato dopo Atalanta-Inter. Il presidente si è scusato con l'interessato. Prende tempo, ma ha evitato di arrabbiarsi in diretta con il tecnico. A fine stagione tutti i conti

Mourinho ha fatto imbufalire tutti. Finalmente c'è riuscito. Il feroce scontro verbale, dopo Atalanta-Inter, con il giornalista Andrea Ramazzotti, del Corriere dello sport, avrà seguiti. Anche all'Inter. Il presidente Moratti si è scusato con l'interessato e con il presidente dei giornalisti sportivi. La Procura della Federcalcio ha aperto un'indagine sulla lite con insulti del tecnico. Nessun commento, «per il momento», da parte di Moratti. «Non posso commentare, perchè non ho ancora tutti gli elementi per farlo. Però mi dispiace», ha detto prima di telefonare agli interessati. E far sapere che, se l'avessero avvertito subito, non avrebbe saputo contenere la sua calma. Non proprio un apprezzamento per Mourinho. Tutti segnali di un distacco che verrà consumato a fine stagione.
Si è lamentato anche l'assoallenatori: «Mai come ora - dice il vertice dei tecnici Renzo Ulivieri - devono venir meno confronto e rispetto, tutti sappiamo le pressioni cui siamo sottoposti, e dobbiamo pretendere nel rapporto con chi racconta il nostro impegno correttezza nell'esercizio del legittimo diritto di critica». «Mai come in questo momento, a ogni livello, c'è bisogno di rimettere in moto il pensiero, e dunque il confronto e comunque il rispetto. Non voglio farla tanto lunga, nè moraleggiare o far finta di non sapere in che mondo siamo chiamati ad operare, tanto più se si è personaggi di fortissimo impatto mediatico».
«L'età dell'innocenza del calcio è finita da tempo e non tornerà - continua Ulivieri - Ma questo non deve diventare alibi per perdere il controllo e trascendere». «Vero che l'invito potrebbe essere rivolto anche ad altri attori in commedia, vero che non sempre certi giochi che prendono spunto dal nostro lavoro sono limpidi». «Però - sottolinea Ulivieri- in questo caso a me importa di noi. Quello che dobbiamo pretendere, nel rapporto con chi racconta del nostro impegno è correttezza nell'esercizio del legittimo diritto di critica».