Mourinho fa regali però alla fine Reggio non sa apprezzare

Nerazzurri da 2-0 a 2-2: decide Cordoba al 91’ Josè dona il suo crocifisso a un bimbo: polemica

nostro inviato a Reggio Calabria

Se l’obiettivo era quello di interrompere la fastidiosa serie di pareggi (che avrebbe subito portato ad accostamenti scomodi con l’era di Roberto Mancini), il gol di Cordoba all’ultimo assalto ha permesso di raggiungerlo. Se invece l’intento era di mostrare gioco con una formazione a trazione anteriore (quattro attaccanti in campo dal 1’), allora l’Inter di Reggio lo ha mancato. Grazie anche alla generosità degli amaranto di Orlandi, che hanno giocato senza paura davanti ad avversari tecnicamente superiori.
Meglio quindi mettere in cascina tre punti preziosi, che consegnano il primato di una notte alla squadra che lascia ancora qualche perplessità. Al Granillo, fatale in un passato ormai lontano a Lippi che qui lasciò la panchina nerazzurra, va in scena un’Inter spietata - come quella del 2002 che vinse per 2-1 con un gol di Recoba in extremis -. Certo, le occasioni da gol non sono mancate (Mourinho alla fine ne conterà almeno otto) ma i due gol subiti – dopo quattro match ufficiali con la difesa blindata - sono un pericoloso campanello d’allarme: nella prima annata del tecnico di Setubal era accaduto solo nella finale di Supercoppa contro la Roma ad agosto.
Alla fine Special One appare comunque soddisfatto, nonostante la vittoria sofferta. «Abbiamo giocato un grande calcio e vi assicuro che avrei detto lo stesso anche se la partita fosse finita in parità. Nel primo tempo potevamo essere addirittura sul 3-0 e invece abbiamo riaperto il match con un nostro errore. Grave, perché proprio su queste situazioni (calci d’angolo, ndi) lavoriamo parecchio in allenamento. E vincere al 92’ ti dà un grosso aiuto psicologico...».
Il Mou confessa poi di aver visto la partita dell’anno scorso - decisa da quell’Adriano che resterà in castigo anche per il match di Champions in terra cipriota – («devo valutare alcuni giocatori della Primavera...») e di non essere riuscito a finire di vedere il Dvd. «Oggi (ieri, ndi) invece ho visto una partita emozionante, dico che la gente si è divertita. Per me il calcio è passione ed emozione». Vista così, sembrerebbe una velata critica al suo predecessore. Sicuramente è l’elogio della sua Inter cinica. Avanti di due gol (e un palo di Quaresma) con un inizio al fulmicotone, raggiunta da una Reggina grintosa che trova i guizzi dal limite di Cozza e Brienza, e poi di nuovo avanti nel recupero con Cordoba, che sfrutta il calcio d’angolo di Balotelli. È già tempo di pensare alla Champions e alla sfida con l’Anorthosis, dove mancherà Chivu (sospetta distorsione al ginocchio sinistro). «Starà fuori qualche settimana, è un peccato», si rammarica Mourinho. Che prima scherza con un cronista locale che vuole dargli lezioni di tattica («la invito il 17 novembre a Coverciano a parlare davanti ai tecnici di serie A...»), poi racconta la polemica finale con il sindaco di Reggio Scopelliti, che chiude l’episodio parlando di equivoco. «Il sindaco mi ha accusato di voler dare una moneta ad un bambino disabile. In realtà a quel bambino io ho dato un crocifisso (lo stesso che Mourinho baciò dopo il rigore realizzato da Adriano contro il Bologna ndr). che mi aveva comprato mia moglie a Fatima e che ho tenuto in tasca da tre-quattro anni a questa parte. Evidentemente sono sfortunato. Anche quando faccio un gesto affettuoso vengo criticato». È il destino di Special One.