Mourinho parla di arbitri perché ne conosce i vizi

di Tony Damascelli
Colpo di scena: qualcuno ha scoperto che esiste un problema arbitri. Dipende da chi lo dice, dipende da come lo dice, dipende da che pulpito viene la predica e a chi essa è indirizzata. Prendete il miglior arbitro italiano, almeno così sembra, considerata la sua designazione per la prossima coppa del mondo: Rosetti. Negli ultimi anni ne ha combinate mille, basterebbero un paio di esempi, il mani di Zauri non fischiato o non visto in Lazio-Fiorentina al centro di una delle indagini di calciopoli; oppure il derby romano sospeso per volere dei tifosi e del responsabile della Lega calcio (l’arbitro a centrocampo con il telefonino all’orecchio a prendere ordini, roba da non credere) nonostante questore e prefetto pensassero diversamente; i due rigori concessi al Bari in Bari-Inter, il rigore non concesso all’Inter domenica sera contro il Napoli, la mancata espulsione di Cambiasso o di Sneijder. Eppure Rosetti è immune da qualunque tipo di critica e contestazione, anzi Josè Mourinho lo elogia, non saprei se per prenderlo per il bavero o per piaggeria. Altri casi cosiddetti da moviola sono accaduti sabato e domenica ma non riguardano le protagoniste del campionato, finiscono velocemente in archivio (il clamoroso fallo di mano con respinta un metro dentro la porta di Paci del Parma su una conclusione della Lazio che comunque ha vinto la partita, nonostante l’arbitro De Marco). Ai tempi di Campanati, di Casarin, di Bergamo e Pairetto, di Mattei sarebbe venuto giù il palazzo, di Collina si dice e si scrive che la sua opera di bonifica e di rinnovamento è in corso, dunque il lavoro va capito, gli errori sono umani eppoi le classifiche mondiali ribadiscono che è stato il migliore dell’ultimo ventennio, forse del secolo, chissà. Walter Mazzarri non partecipa al gregge dei suoi colleghi, non attacca soltanto gli arbitri o l’avversario falloso, entra duro anche su Mourinho che «da quando è in Italia mette sotto pressione gli arbitri e vuole insegnarci come si fa a lavorare». Ci siamo, ecco che lo Special One incomincia a trovare qualcuno che ha voglia di togliergli la maschera del furbo e del gran comunicatore. Qualcuno che sa, ad esempio, che Mourinho utilizzava la stessa strategia della tensione (una tattica che si può insegnare alla lavagna come il rientro ritardato in campo dopo l’intervallo cosa che faceva l’Argentina di Menotti nel ’78), anche in Inghilterra con un buon sodale, Ferguson, che viene richiamato all’ordine con multe e atti di pentimento ogni due per tre.
Lo stesso Mourinho conosce bene i difetti e i vizietti degli arbitri, basterebbe rispolverare la memoria di «apito dourado», fischietti d’oro, lo scandalo che coinvolse il calcio portoghese, con il Porto, allenato proprio da Mourinho, dominatore del campionato ma poi punito dal giudice portoghese e dall’Uefa (sanzione rientrata un anno dopo), uno scandalo scoperchiato dall’allora moglie del presidente Jorge Pinto da Costa, la signora, ex escort, Carolina Salgado che scrisse un libro, Eu Carolina, con tutti i particolari di cronaca, di corruzione e di sesso, da cui venne tratto anche un film. Ma questi sono dettagli da portineria, cattiverie che non c’entrano affatto con l’onestà professionale di Mourinho che, tuttavia, ha sempre voglia di occuparsi e di preoccuparsi di quello che accade in casa altrui, spesso con disprezzo. «... il signor piccolini che pensa di essere a Ullivùd ma il calcio non è Ullivùd…» è stata una delle sue ultime trovate proterve nei confronti di De Laurentiis. Non so chi permetta allo Special One di usare questo linguaggio e di definire così il presidente di una società e di una squadra avversaria. E non so perché nessuno abbia pensato ieri di chiedere scusa al Napoli. Ma c’è tempo, la cronaca insegna che si potrebbe sempre patteggiare. O no?