Mourinho: «Il Real? Una tentazione Ma resto qui al 99,9%»

L’attacco frontale era atteso e ha colpito al cuore la squadra che ha fatto saltare il banco in serie A. Il quarto consecutivo ha sclerato tutti, il Milan era campione del mondo, la Roma faceva il miglior calcio e la Juventus stava tornando. Ora sono tre panchine vuote e dopo Ibrahimovic è arrivato il turno di Mourinho: Florentino Perez lo vuole al Madrid. La botta.
Un attacco ben organizzato perché sotto il vestito non c’era molto, ma la notizia è stata montata come si deve. Massimo Moratti prima si è spaventato e poi è andato fuori giri: «Mi sono stancato di parlare di queste cose». Gabriele Oriali se l’è presa contro uno stile Real esistito da sempre. Ieri Josè Mourinho è stata una voce fuori dal coro e durante una trasmissione televisiva su Sky in compagnia di Paolo Rossi e Gianluca Vialli, ha sistemato a modo suo la faccenda: «Resto all’Inter al 99,9 per cento». Ibra resta al 90 per cento, Josè al 99,9 per cento, per il Real esiste una sola percentuale, cento per cento, ovvero le probabilità di successo che ritiene di avere quando punta un uomo. Josè ha poi aggiunto: «Ma chi andrà ad allenare il Real Madrid sarà una persona fortunata», facendo capire che la scelta era sofferta: «La cosa più importante è stata informare subito il mio presidente - ha voluto precisare -. Era importante che lui sapesse da me e non dalla stampa cosa stava succedendo. E il primo a sapere che il Real mi aveva cercato, è stato lui. La vera grande tentazione non è il Madrid ma essere felice, svegliarmi tutti i giorni e andare ad Appiano con grande gioia, soddisfazione, e lavorare. Come diceva un allenatore tanti anni fa: dove c’è un campo, dei giocatori e qualche pallone, tu diventi felice. Ma ovviamente il Real è il Real e si può dire che sia una piccola tentazione...».
La sensazione invece è la medesima di Ibra: non è un capitolo chiuso. Ma ora all’Inter si vive sul filo, Maicon abbatte ogni dubbio e dichiara di restare al 100 per cento ma non convince nessuno. È un momento così
La mattina era iniziata alla grande quando si era addirittura sparsa la voce che in tarda serata l’Inter avrebbe comunicato il nome del prossimo allenatore. Non sarà un italiano, era il secondo indizio, e subito si sono fatti i nomi di Diego Simeone e Laurant Blanc, in quel momento Josè Mourinho stava allenando alla Pinetina. Primi particolari: ’è stata una lite furibonda fra Marco Branca e Josè Mourinho, all’origine Milito e non Drogba, Thiago Motta al posto di Obi Mikel, il contratto rinnovato a Julio Cruz che invece andrà al Genoa. Verso le due del pomeriggio partono le prime contraeree, parla Oriali: «La campagna di rafforzamento viene fatta in perfetta sintonia con l’allenatore che non solo ha dettato le tappe del ritiro americano ma ha anche tracciato le date delle successive amichevoli». Qualche ora più tardi Josè confermerà tutto, lodi per Milito ritenuto perfetta spalla di Ibra: «E Thiago Motta ci risolverà il dramma del centrocampo. Prima se mancava uno fra Zanetti, Cambiasso, Muntari e Stankovic non sapevamo come fare». Non era finita lì, il procuratore di Marko Arnautovic, Robert Grouner, confermava trattativa e cifre, precisando che l’austriaco era stato espressamente chiesto da Josè Mourinho ed era un riconoscimento del presidente al lavoro svolto dal suo allenatore.
Ma a Milano la presenza di Jorge Mendes non era da sottovalutare. Il procuratore di Mourinho dal presidente era un segnale, assieme a quello strano atteggiamento di Josè e del suo staff in questi ultimi mesi, al suo procuratore che lo ha proposto al Real, alle critiche mosse alla squadra e alla filosofia che le sta attorno. Pare invece che Mendes e Moratti abbiano parlato solo di Ricardo Carvalho che potrebbe arrivare con una decina di milioni. Josè in quel momento era al Mellià e durante la trasmissione non è mai scappato, ha preso tutto molto sul serio perché per lui il calcio è una faccenda così: «Vedi giocare Chelsea, United e Barcellona e le sai identificare, hanno una loro filosofia, c’è dietro una scuola. L’Inter no, e non perché manca un difensore centrale che sappia far gioco o un centrocampista con fantasia». Insomma ha detto cose e fatto esempi, si capisce che sta cercando di avere più potere all’interno dell’Inter e si capisce che sta facendo fatica ad imporsi. Quel 99,9 per cento poi sembra un’altra delle sue mosse mediatiche in cui sposta tutta l’attenzione su di se, liberando per qualche minuto la pressione su Ibra.