Mourinho se n’è andato dopo una lite con Sheva Ronaldinho al Chelsea?

Il brasiliano pensa ci sia un complotto contro di lui

Poco prima dell’addio di Josè Mourinho al Chelsea, ci sarebbe stato un violento alterco tra il tecnico portoghese e l’attaccante ucraino Andriy Shevchenko. Testimone del litigio un bambino di sei anni, Kai Needs-Boreham, grande tifoso dei blues. La madre del piccolo Kai ha raccontato al tabloid The Sun che il bambino era stato invitato allo Stamford Bridge per incontrare Mourinho e il resto della squadra in occasione della gara di Champions contro il Rosenborg. Accompagnati da un addetto del Chelsea, madre e figlio hanno prima incontrato alcuni giocatori tra cui Ashley Cole e John Terry, ma negli spogliatoi mancava Shevhcenko. La guida ha, quindi, portato il piccolo tifoso davanti all’ufficio di Mourinho da dove, nonostante la porta chiusa, si è udita distintamente la lite tra l’allenatore e l’attaccante. «Quando siamo arrivati - ha raccontato la madre - si potevano sentire le loro urla, e il dirigente che ci accompagnava ha detto a Kai che era in corso una grossa lite. Quando la porta si è aperta Mourinho era scuro in volto, ma si è ripreso quando ha visto il bambino e ha abbozzato un sorriso prima di stringergli la mano». «Sheva si trovava nella stanza e Kai voleva il suo autografo - ha aggiunto - ma il nostro accompagnatore gli ha spiegato che non era il momento opportuno». L’episodio alimenta le voci secondo cui tra i principali motivi che hanno portato alla rottura tra Mourinho e il Chelsea c’è il difficile rapporto del portoghese con Shevchenko, grande amico del proprietario dei blues, Roman Abramovich.
Crisi anche per Ronaldinho che, stanco delle continue illazioni sulla sua vita privata, avrebbe deciso di lasciare il Barcellona per passare al Chelsea. La società di Abramovich - secondo il Sun - è pronto a sborsare fino a 73 milioni di euro per il talento carioca. All’origine della frustrazione del brasiliano c’è la convinzione che al Camp Nou sia in corso una «campagna contro di lui», una sorta di complotto macchinato dalla stampa e dal tecnico Rijkaard con alcuni dirigenti spagnoli per metterlo in cattiva luce.