«Mourinho sognava Inter-Manchester? No, gli piace provocare»

ManchesterIrraggiungibile, inimitabile. A Yokohama, laureandosi campione del mondo per club, ha conquistato il trentesimo trofeo alla guida del Manchester United. Un palmares senza precedenti, non solo per il calcio inglese. Domani Sir Alex Ferguson spegnerà 67 candeline, ma la pensione può attendere. Ancora troppa la fame di vittorie del decano dei manager d’Oltremanica, che già pregusta la nuova sfida con l'Inter di Josè Mourinho negli ottavi di Champions league. Una sfida che riallaccerà il discorso con i loro grandi duelli del passato.
«Ho sempre avuto un ottimo rapporto con Josè, è una brava persona. Mi è dispiaciuto quando ha lasciato l'Inghilterra, è un personaggio che fa notizia ovunque vada. E soprattutto è un ottimo tecnico. Sono sicuro che farà bene anche in Italia».
Vi incontrerete in febbraio in Champions.
«Sarà una doppia sfida molto interessante, il confronto più bello tra gli otto accoppiamenti. Noi siamo i campioni in carica; l'Inter, al pari del Barcellona, è la squadra con la rosa più ricca di campioni. Non voglio fare pronostici, ma noi non abbiamo paura di nessuno».
Cosa la preoccupa di più dell'Inter?
«È una squadra forte fisicamente, e molto tecnica. In attacco ha un campione di valore assoluto come Zlatan Ibrahimovic, e le squadre di Mourinho sono sempre ben preparate tatticamente. Dipenderà anche dalla condizione fisica con cui arriveremo alla sfida e un po' dalla fortuna. Ma io credo nel verdetto del campo: chi passa avrà meritato».
Mourinho aveva dichiarato di sperare nel sorteggio con lo United.
«Ho letto, ma non so se fosse sincero. Ogni tanto gli piace provocare. Sapeva che c'era questa possibilità dal momento che l'Inter è arrivata seconda nel suo girone. Ma non penso che a nessuno faccia piacere affrontare lo United».
Dopo un avvio frenato, ora la sua squadra vola.
«Non era facile ritrovare subito gli stimoli giusti dopo una stagione straordinaria come l'ultima. Cristiano Ronaldo era infortunato, Berbatov appena arrivato. Ma ora che siamo quasi al completo, stiamo recuperando. Sono molto soddisfatto di questa prima parte della stagione, non abbiamo avuto un calendario favorevole. Dopo ogni gara in Europa, giocavamo in trasferta in campionato. Eppure siamo lì, a ridosso delle prime».
Lo scorso anno avete centrato la doppietta Premier-Champions, quest'anno puntate a migliorare?
«Sarebbe stupido affermare che vogliamo vincere tutte le competizioni. Al giorno d'oggi già vincere il campionato o la Champions è un risultato straordinario. Trionfare su due fronti è praticamente impossibile. Non voglio prendere in giro i nostri tifosi, anche se posso assicurare che non snobberemo nessuna competizione».
Chi sono gli avversari da battere in Premier?
«La classifica parla chiaro, Liverpool e Chelsea ci precedono. Il ritardo dell'Arsenal è abbastanza grave, non credo che potrà tornare in corsa anche se il campionato si vince in primavera, non in inverno. Il Chelsea però è più abituato dei Reds alla corsa di vertice, forse questo può essere un vantaggio».
Mentre in Europa?
«Innanzitutto l'Inter, perché è il nostro prossimo avversario. È uno scontro diretto contro una pretendente alla vittoria finale. Chi fa il mio mestiere vive per partite come queste».
Meritato il Pallone d'oro a Ronaldo?
«E chi altro avrebbe dovuto vincerlo dopo quello che Cristiano ha fatto lo scorso anno? È maturato tantissimo dal suo arrivo in Inghilterra, e oggi è un vero campione. Ha talento e coraggio, non ha paura di prendersi le sue responsabilità. E poi ha un'incredibile voglia di migliorare. Gliel'ho detto: può diventare ancora più forte».
Ma dove giocherà il prossimo anno?
«All'Old Trafford. Ha un contratto con noi fino al 2012 e lo rispetterà. È un giocatore troppo importante e lo United non vende mai i suoi campioni. Lo abbiamo dimostrato anche la scorsa estate».
Per quanti anni la vedremo ancora in panchina?
«Non ho ancora deciso, anche se l'età avanza. Ma mi sento bene, e la voglia di calcio è rimasta intatta. Questa poi è la squadra più forte che ho mai allenato, mi diverto troppo per smettere. C'è ancora tanto da vincere».