Mourinho: "Vinciamo perché i miei fanno ciò che vogliono"

Il tecnico dell'Inter: "Io do l'organizzazione, poi gli attaccanti sono liberi di gestirsi. Julio Cesar? Moratti lo paga per parare". Poi una frecciatina a Farina: "Sembra innamorato di Ibrahimovic"

Torino - Sgrana gli occhi, Josè Mourinho, quando gli chiedono se Julio Cesar possa essere considerato il migliore in campo: «Davvero?», è la controdomanda del tecnico portoghese. Un «davvero» ripetuto due volte: «Ha fatto due parate, non mi sembra il caso di farne un eroe. Moratti lo paga bene per stare lì in porta, non per fare vacanza mentre gli altri sudano». Sguardo quasi fisso ma comunque vivace. Da birbante, quasi. Lui lo sa e ci gioca. Provoca, si fa provocare e incalza: «Qualcuno pensa che in attacco noi improvvisiamo? Davvero si può pensare che con giocatori come Ibrahimovic, Mancini e Adriano non ci sia un'organizzazione? Non scherziamo. Altra cosa è invece pensare che io obblighi i giocatori a fare solo quello che dico io: non sono il tipo, ognuno può gestire la sua tecnica e la sua inventiva come meglio crede quando deve puntare la porta. Serve organizzazione, questo sì: ma, quando ci si avvicina alla porta avversaria, ognuno può sentirsi libero di fare quel che più gli va per il bene della squadra».

Tre punti contro il Toro voleva, The Special One. Tre punti ha ottenuto: «In questa settimana la mia squadra è stata fantastica. Abbiamo meritato di fare bottino pieno, questo è quanto. Anche se abbiamo giocato bene solo per un'ora, calando un po' nel finale e non certo per colpa dei nuovi entrati. Si vede che non sono riuscito a trasmettere il mio pensiero a chi era in campo. Voglio però essere chiaro: questa era una partita che, se mi avessero detto un minuto prima del via che avrei vinto con un solo gol di scarto e per di più soffrendo, avrei firmato subito. Il Toro gioca bene ed è allenato da un tecnico che non ha paura di mettere tre attaccanti per affrontare l'Inter». Arriva l'onore delle armi per i padroni di casa. Sfortunati, anche: «Il calcio è così. Le traverse si prendono e si subiscono, come gli autogol - prosegue Mourinho, che ieri Moratti ha definito "il migliore, perchè altrimenti non l'avrei preso" -. So già che qualcuno ricorderà che abbiamo battuto il Catania grazie a due autoreti, ma il calcio è questo. Fortuna? Non scherziamo. In ogni caso, l'azione che ci ha portato in vantaggio era stata perfetta e la conclusione di Mancini era una cosa a metà tra il tiro e il cross».

Difende la sua creatura, Mourinho. E promuove Ibrahimovic e Adriano: «Ibra era stanco, ma alla fine ci ha dato una mano anche in difesa e lo ringrazio per questo. Come ringrazio Adriano per il lavoro che ha fatto senza palla: voglio vederlo per dieci mesi, ma al momento mi sta dando grandi soddisfazioni. Sono davvero contento per lui». Non promuove del tutto invece l'arbitro Farina: «Mi è parso che non fosse innamorato di Ibra, gli parlava in un modo un po' aggressivo». Dettagli, alla fine. E poca voglia di pensare già al Grande Duello con la Juve: «Ne riparleremo a dicembre, adesso i punti in classifica contano poco. Resto dell'idea che ce la giocheremo fino alla fine con loro, Milan e Roma». Si sarebbe anche potuto parlare con Ranieri negli studi di Sky, il portoghese: ma - almeno questa è la versione della tv - non avendo capito quanto stava per accadere, si è allontanato dalle telecamere per mangiarsi un panino. Che i due non si amino e si siano già punzecchiati mille volte non è un segreto: si vedrà più avanti quale strategia intenderanno adottare per fare miglior figura.

La sua, di discreta figura, il Toro l'ha invece fatta al punto che il suo allenatore De Biasi si dice convinto che «proseguendo a giocare con dignità, umiltà e qualità, pensando sempre di imporci, probabilmente ci imporremo. Abbiamo scelto di giocarcela alla pari con l'Inter e, se non fosse stato per un paio di episodi sfortunati, avremmo anche potuto portare a casa un punto. Abbiamo chiuso in crescendo, è stato bravo Julio Cesar a non farci riaprire la partita. Sono soddisfatto, lo ammetto: anche se mi gira avere perso e avere subito il secondo autogol in due partite».