Mourino: "Balotelli? Lo psicologo sono io"

L’allenatore dell’Inter non vuole interventi esterni nella gestione del
baby-campione: "È un calciatore come tutti. Lavorerà e giocherà"

Appiano Gentile - Che botto, a quattro giorni dal Don Gnocchi tiene banco ancora Balotelli, e Josè Mourinho ne era proprio felicissimo. Quando poi gli hanno chiesto cosa ne pensasse del sommo psicologo che interpellato ha detto la sua sulla faccenda, Josè non stava più nella pelle dalla contentezza. In sostanza lo psicologo in questione avrebbe sentenziato che la situazione è inficiata da un atteggiamento eccessivamente mortificante di Josè nei confronti di Mario. Mentre dovrebbe apprezzarlo e stimarlo. Dai, sono piccole soddisfazioni che si leggevano nitidamente sul suo volto.

Dopo quella domanda ci si chiedeva cosa sarebbe potuto succedere al collega che l’aveva fatta. Qualcuno ha pensato: adesso Josè si alza, va lì e gli tira un pugno in testa che fa un buco nel pavimento. Invece calma apparente, per risolvere i problemi fra Balotelli e il resto del mondo, o più semplicemente con Mourinho, non occorrono interventi esterni: «Sono io il suo miglior psicologo», ha detto il capo e ha fatto capire chiaramente di non girarci troppo attorno: «Io sono il suo allenatore e sono il suo miglior psicologo sportivo, quelli veri hanno una conoscenza teorica, io ho quella pratica». Mio Dio, povero Mario, e adesso? «Niente - ha precisato Josè -, non c’è una strategia personalizzata per lui, lavorerà e giocherà. Lui è un calciatore come tutti gli altri». Qui un appunto ci sta perché Balotelli è un talento, non è un calciatore come gli altri, ma è giusto che venga trattato come tutti gli altri, e qui vince Josè: «Più che dello psicologo sono preoccupato per il suo rapporto con le automobili di grossa cilindrata. Mario quando gli hanno chiesto se è vero che va a 240 all’ora ha risposto che è una bugia. Lui va più forte. E io ho conosciuto un calciatore russo assolutamente incredibile che si chiamava Cherbarkov. Aveva vent’anni e gli piaceva giocare con le auto, adesso è su una sedia a rotelle. Io non dimentico mai le cose che mi segnano la vita, nel bene e nel male».
E questa non era una parabola.

Ogni tanto ci si chiedeva cosa ci fosse di così importante dietro questa stupida seccatura della frase di Balotelli che si professa tifoso rossonero. Nessuna risposta plausibile, nessuna macchinazione, nessun messaggio subliminale, in quel contesto se avessero chiesto a Mario se prima o poi andava a giocare per la Juventus, avrebbe risposto: «Magari un giorno». Tranquilli, non l’ha detto. Anche perché non gliel’ha chiesto nessuno dei bambini del Don Gnocchi, e ai bambini occorre sempre dire la verità.

Tutto il resto ieri è passato senza traccia, dalla premiazione come miglior portoghese al mondo che Antonio Florencio, presidente nazionale dell’Associazione dei giornalisti sportivi, ha voluto consegnarli personalmente, all’amichevole del 2 gennaio a Riyad, alla battuta di Adriano Galliani che gli ha fatto scherzosamente il verso: «Abbiamo riaperto la campagna abbonamenti ma non credo che Balotelli ne acquisterà uno, ed è vero, Pato giocava nell’Internacional... ma di Porto Alegre».

A Josè non è nemmeno venuta voglia di replicare, ha deglutito e ha ripetuto che Balotelli è il futuro dell’Inter: «Qualcuno che gli è molto vicino invece di aiutarlo gli crea nuovi problemi. Per il momento non ha quelle qualità mentali che servirebbero, però come Santon è giovanissimo. Con l’appoggio giusto, che per me qualche volta significa dire loro in un modo onesto e obiettivo quello che va bene e quello che non va bene, mi sembra ovvio pensare che possano arrivare ad avere anche le qualità mentali, perché dal punto di vista calcistico hanno tutto». Lo psicologo non stacca mai.

Poi ci sarebbe il particolare del Bologna, oggi alle 18, stadio Dall’Ara, anticipo della tredicesima, sdoganato da Josè con molta diplomazia, difendono bene, sanno stare in mezzo al campo e attaccano bene. Più intrigante la sfida del Nou Camp di martedì prossimo, sarcasmo sull’assenza di Ibrahimovic, non ci crede nessuno: «Col Barcellona non sarà la partita della vita, dobbiamo fare tre punti in due gare, e li faremo nella prima».

Infine una riflessione. Josè ha detto che per una squadra pazza, occorre un allenatore pazzo: qui ci scappa il tridente, non oggi ma a Barcellona o a Torino contro la Juventus, sensazioni.