Moussavi: "Massacri e brogli, stessi autori" G8, Iran attacca Roma

Ahmadinejad agli Usa: &quot;Non interferite&quot;. Moussavi: &quot;Proteste legittime, continueremo&quot;. E accusa l'avversario per la chiusura del suo giornale. L'Iran all'Italia sul G8: <strong><a href="/a.pic1?ID=361611">&quot;Impegni non rispettati&quot;</a></strong>

Teheran - Obama si faccia gli affari suoi. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha invitato Barack Obama a non interferire negli affari interni dell’Iran dopo che il presidente degli Stati Uniti si è detto "inorridito e indignato" dalle violenze del dopo-elezioni. "Il signor Obama ha commesso un errore a dire quelle cose... la nostra domanda è perché sia caduto in questa trappola tesa da alcuni Paesi europei e abbia detto cose che era solito dire in precedenza l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush". Nei giorni scorsi Teheran ha reagito con durezza ai commenti di Paesi europei quali la Francia e la Germania che condannavano la repressione delle proteste di piazza e affermavano che le elezioni presidenziali erano state viziate da brogli, mentre ha accusato la Gran Bretagna di avere ordito un vero e proprio complotto contro il voto.

Moussavi: "Proteste legittime" Il leader dell’opposizione iraniana Mir Hossein Moussavi ha ribadito che il diritto costituzionale del popolo a protestare contro i risultati elettorali. Sul proprio sito Moussavi ha anche criticato la chiusura del quotidiano che a lui fa riferimento, Kalemeh Sabz (La parola verde), e l’arresto, avvenuto ieri, di 25 dipendenti del giornale. "Insisto che protestare contro il risultato elettorale e i suoi sviluppi è un diritto costituzionale". Ha scritto Moussavi nel suo sito specificando che "l’illegale confronto con i media apre la strada alle interferenze straniere". L’ex candidato moderato nel sito afferma inoltre che la repressione nei confronti dell’opposizione potrà portare nuova violenza nel paese. "Chi è dietro ai brogli elettorali è responsabili del bagno di sangue" aggiunge Moussavi sul suo sito.

Gli scontri Scontri tra manifestanti iraniani e polizia in assetto antisommossa nelle strade di Teheran vicine al parlamento. La rabbia dell'opposizione non si placa. Le forze di polizia rispondono col pugno di ferro. Centinaia di dimostranti si sono radunati in una piazza vicino all’edificio del parlamento, sfidando gli ordini del governo di interrompere le manifestazioni per chiedere nuove elezioni. Gli agenti hanno picchiato molte persone coi manganelli e hanno sparato gas lacrimogeni e colpi di pistola in aria. Alcuni manifestanti hanno affrontato le forze dell’ordine, altri sono scappati verso un’altra piazza più a nord. I video amatoriali diffusi oggi hanno mostrato ragazzi e ragazze che lanciavano sassi in strada. Altri gridavano: "A morte il dittatore!". Secondo alcuni blog, nella piazza del parlamento le milizie userebbero anche le asce per disperdere la folla. Elicotteri militari sorvolano piazza Enghelab - teatro degli scontri di sabato - mentre alcuni furgoni blindati proseguono su via Azadi. Sopra vi sono installate le mitragliatrici.

Donna uccisa Ci sarebbe anche una vittima, una donna, uccisa dai colpi esplosi dalla polizia nel tentativo di impedire la manifestazione spontanea davanti al parlamento. Lo riferiscono molti messaggi pubblicati su Twitter e su alcuni blog iraniani, ma non esiste per ora alcuna conferma da fonti attendibili. Twitter è il social netwotk che consente a chiunque di pubblicare brevi messaggi, veicolando informazioni non immediatamente controllabili sulle misure repressive nella capitale iraniana. Secondo il blog "Revoutionary Road..." a essere stata uccisa sarebbe stata una bambina. Secondo altri messaggi la polizia sta agendo con particolare durezza per impedire che la folla si possa radunare e manifestare. Circa 5mila persone si sono riunite nella piazza Baharestan rispondendo all’appello di Mir Hossein Moussavi. Diversi messaggi Twitter segnalano, invece, le cariche della milizia Basiji: "La polizia spara, una ragazza è stata colpite e ci impediscono di aiutarla" afferma uno di questi. Arrivano sui blog notizie di molti arresti e spari in piazza Bahrestan. Nella pagina dedicata all’Iran del blog del quotidiano inglese The Guardian si riporta che "molte persone sono state arrestate" e che "ci sono molti feriti in Bahrestan Square".

Le minacce di Khamenei Tutti "devono rispettare la legge". Lo ha affermato oggi la Guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ricevendo i membri del parlamento. "Il sistema islamico e il popolo non accetteranno ad alcun costo l’uso della forza" ha aggiunto Khamenei, citato dalla televisione di Stato, con apparente riferimento alle manifestazioni contro la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad.

Moussavi sceglie la piazza La moglie del leader dell’opposizione iraniana ha lanciato sul sito del marito un appello alle autorità della Repubblica islamica perchè rilascino gli oppositori arrestati, dicendo essere "suo dovere" continuare a protestare per i diritti in Iran. "Deploro l’arresto di tanti politici e di tante persone e ne esigo l’immediato rilascio" scrive sul sito Zahra Rahnvard, moglie del candidato moderato sconfitto nelle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno. "È mio dovere continuare con le proteste legali per difendere i diritti degli iraniani" aggiunge, criticando inoltre la presenza dei militari nelle strade.

E denuncia i brogli Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell'opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti: sono queste alcune accuse di brogli lanciate dall'opposizione sconfitta in Iran alle elezioni del 12 giugno. E' quanto emerge da un comunicato di tre pagine pubblicato sul sito del principale candidato sconfitto, il moderato Mir Hossein Moussavi. Nel testo, il "Comitato per la protezione dei voti" chiede la creazione di una "commissione", "accettabile per tutte le parti in causa", che operi "per esaminare tutta la procedura elettorale". Il documento denuncia "l'utilizzo su larga scala di mezzi del governo in favore del proprio candidato", il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Viene poi criticata la scelta dei componenti dei comitati incaricati di organizzare le elezioni, selezionati fra i sostenitori di Ahmadinejad. "Schede sono state stampate la sera delle elezioni senza numero di serie, cosa senza precedenti nella storia del Paese", si sostiene ancora nel comunicato (non è chiaro se si tratti del rapporto completo sui brogli annunciato dallo staff di Moussavi o solo di una sua sintesi). Il documento comunque denuncia anche la fabbricazione di timbri utilizzati per convalidare i voti in un numero "2,5 volte superiore" a quello dei seggi, "cosa che può favorire brogli". Secondo il comitato di Moussavi, ai rappresentanti di lista dei candidati alle presidenziali è stato impedito, per diversi motivi, di essere presenti nei seggi e di sorvegliare le operazioni di voto. Viene denunciata inoltre l'interruzione del servizio "della rete sms" che, se attivo, avrebbe permesso ai rappresentanti di Moussavi di avvertire il quartier generale di eventuali irregolarità. Infine vengono formulati "seri dubbi" sul fatto che le urne fossero vuote nel momento in cui sono state consegnate ai seggi: eventualità che non può essere esclusa proprio per l'assenza dei rappresentanti di lista.

Vietate anche le manifestazioni di lusso
Il ministero dell’Interno "non ha concesso l’autorizzazione" per raduni di protesta che dovessero essere tenuti domani in segno di lutto in Iran per commemorare i manifestanti uccisi nei giorni scorsi. Lo ha detto oggi il ministro, Sadeq Mahsuli, citato dall’agenzia Isna.

No al G8 Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha confermato che non sarà domani alla riunione allargata dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste sull'Afghanistan e il Pakistan. L'invito all'Iran per la conferenza di Trieste sull'Afghanistan era partito mesi fa, ma Teheran non aveva mai dato una risposta. Negli ultimi giorni, in seguito agli avvenimenti provocati dalle contestate elezioni del 12 giugno, vi era stato un cambiamento di atteggiamento da parte di molte capitali e anche di Roma. "A tre giorni dalla conferenza non ho ancora una risposta: devo ritenere che l'Iran abbia declinato l'invito... La presidenza G8 non può aspettare molto" aveva detto lunedì il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ieri Frattini aveva dichiarato che, vista l'incertezza sull'esito del voto e la violenta repressione delle manifestazioni, "a Trieste non si sarebbe potuto fare finta di niente". Ma rinunciando a partecipare alla riunione del G8, aveva aggiunta, l'Iran ha "perso un'occasione per dare un proprio contributo positivo".

Le accuse a Stati Uniti e Cia Teheran ha accusato gli Stati Uniti e in particolare la Cia di sostenere economicamente le proteste contro lo scrutinio delle presidenziali. "Molti manifestanti sono in contatto con gli Stati Uniti, con la Cia e con i Mujahedeen del popolo iraniano e sono finanziati dai loro soldi", ha detto il ministro dell’Interno, Sadeq Mahsouli. Il ministro ha accusato anche "il regime di occupazione sionista" di essere tra le menti delle proteste scoppiate dopo la proclamazione del presidente Mahmoud Ahmadinejad.