Movente, tracce e testimoni: tutte le ombre sul rapimento

Dal passato oscuro del padre di Tommaso alla via di fuga dei malviventi. Ecco le 10 questioni irrisolte che gli inquirenti devono chiarire

Guido Mattioni

nostro inviato a Parma

L'unica cosa certa è l'incertezza. O meglio il «limbo», come lo ha definito in tono rassegnato un inquirente. Usando un termine che in senso figurato, stando allo Zingarelli, corrisponde a «condizione o situazione non esattamente definita né definibile». Termine che fotografa meglio di qualunque altro lo stato interlocutorio delle indagini a 12 giorni dalla scomparsa del piccolo Tommy Onofri dalla sua casa di Casalbaroncolo, alla periferia di Parma.
Perché proprio Tommy?

Quello avvenuto tra le 19,30 e le 19,45 di giovedì 2 marzo ha tutti crismi del sequestro anomalo. Le condizioni economiche degli Onofri non sono infatti tali da giustificare la richiesta di un riscatto in denaro. Resta la possibilità di una ritorsione nei confronti del padre, Paolo, per qualcosa da lui fatta (o anche non fatta). Con diverse opzioni e piste da seguire: denaro, rapporti personal-familiari, pedopornografia e correlato traffico dei minori.
La pista dei soldi

Direttore postale, Onofri si occupa in particolare di prodotti finanziari e conti correnti (molti intestati a carcerati). Ma le cifre che può erogare o gestire alla luce del sole sono troppo piccole per giustificare un atto così grave e quindi sproporzionato come il sequestro di un bimbo (da 25 a 30 anni di carcere). S'indaga però su una sua eventuale attività «indipendente». Dalla verifica sui tabulati telefonici risulterebbero conversazioni con personaggi poco raccomandabili in Sicilia e Calabria. Mentre un'altra pista arriva a San Marino, inserendosi in una vecchia inchiesta su un grosso traffico illecito di denaro.
La pista familiare
Il sequestro potrebbe essere stato una messa in scena per coprire qualcosa di ancora sommerso nel passato di Paolo come di Paola Onofri. Non viene trascurata nessuna possibilità: da una questione di eredità a una di tipo sentimental-affettivo. Onofri ha una ex moglie, Francesca Traina, da cui ha ottenuto l'annullamento rotale del vincolo, e un figlio adottivo. L'ex compagno della donna, Roberto Mazzeo, è invece in carcere per l'uccisione e l'occultamento del cadavere di un suo dipendente.
La pista pedofila

Nei computer di Onofri sarebbero state trovate tracce di 391 siti con foto o filmini che riprendono minori in scene di sesso. E altro materiale compromettente è stato trovato in una cantina blindata e trasformata in salottino, intestata all'uomo. La sua difesa? Nell'ordine: a) «Lì ci tengo soltanto rottami e roba vecchia»; b) «È materiale che raccolgo per fare una denuncia»; c) «È tutta roba che si trova in milioni di computer». Non spiega però perché l'ha cancellata dalle memorie del computer all'indomani del sequestro né il perché di tutte quelle serrature e sbarre per custodire dei semplici rottami.
La «via» dei rapitori

La risposta ufficiale del Ris dei carabinieri arriverà soltanto oggi o domani, nella ricostruzione dei fatti che si basa sugli unici testimoni (gli Onofri e l'altro figlio Sebastiano, di 8 anni), esistono diverse incongruenze. Cominciando dalla strada fatta dai rapitori. Che se fossero davvero scesi da una vettura lasciata in autostrada per poi passare dalla via obbligata dei campi, avrebbero sicuramente lasciato sull'asfalto di via Casalbaroncolo, in cortile e infine in casa, una gran quantità di fango e terra. Orme che pare invece non ci siano, quanto meno di tale rilevanza.
Il nastro adesivo

Quello usato dai rapitori per legare gli Onofri, venduto pare a Sorbolo, il paese più vicino al luogo del rapimento, sarebbe del tipo da carrozziere, in carta. Strano, perché ce n'è di ben più robusto. Strano anche che siano state legate loro solo le mani e non le caviglie.
I cellulari

Colpisce il fatto che i rapitori, andandosene, abbiamo lasciato in casa i telefoni cellulari delle vittime, consentendo loro di dare l'allarme. Come infatti è avvenuto.
Il cane scomparso

La famiglia, insieme alla casa, aveva avuto «in proprietà» anche Toby, un bastardino che non era certo un cane da guardia. Ma che abbaiava furiosamente contro chiunque si avvicinasse. Toby è scomparso però nei giorni precedenti al sequestro. Per Onofri si sarebbe trattato di una precauzione adottata dai rapitori. Pare però che vicino alla casa siano state trovate delle lattine aperte di cibo per cani.
Il blackout

Gli inquirenti hanno studiato molto il tipo di impianto elettrico della casa. Di certo soltanto una persona che conosceva bene l'edificio avrebbe potuto individuare a colpo sicuro, nel buio totale, il pannello degli interruttori generali.
La scena incustodita

Il sabato successivo al rapimento Paola Onofri, accompagnata dagli inquirenti, è ritornata a casa per prendere alcune cose. Ma avrebbe trovato una finestra aperta al primo piano, una scala a pioli spostata e un'orma di piede piccolo ben visibile sulla polvere del pavimento. Come se qualcuno si fosse introdotto nottetempo nella cascina, magari per prendere qualcosa per il bambino.