Movida, le vie inondate di droga e proteste

Retate, blitz, inchieste, proclami provocatori, iniziative forti, fiaccolate oceaniche: Milano resta la capitale della droga, in particolare della cocaina. Non stupisce in una città dove quasi la metà della popolazione giovanile, tra i 15-25 anni (835mila persone) ha fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze stupefacenti. Al punto che quella che un tempo era «la città da bere», oggi è la città dove il 7 per cento della abitanti ha problemi con l’uso di droghe e che, come conseguenza, «sfoggia» un mercato in continua espansione, che non conosce crisi.
Ormai tutti sanno tutto: dove andare, chi incontrare per acquistare e, soprattutto, chi e cosa evitare. «C’è poca gente ormai che si fa fregare acquistando palline che, al posto della dose di cocaina, contengono borotalco» spiega un poliziotto della sezione antidroga della squadra mobile.
In corso Como, cuore della movida, la cocaina si compra senza problemi e non servivano certo le dichiarazioni rilasciate ai magistrati dalla bellissima di turno nell’ultima inchiesta sull’argomento - Belen Rodriguez è solo la più nota - per saperlo. Le palline di «bamba» si trovano anche al parco Sempione, in via Vetere, in viale Pasubio, in viale Monza, in piazzale Maciachini, in via Gola, lungo i Navigli, tanto per citare le strade più «gettonate» dello spaccio al minuto.
È vero: gli amministratori e le forze dell’ordine ce la mettono tutta, non si risparmiano. Anche i cittadini vengono esortati a filmare gli spacciatori e a segnalarli ai consigli di zona, come ha fatto nei giorni scorsi Massimo Girtammer, presidente di zona 6, inviando oltre 1500 lettere ai residenti di via Gola, via Pichi e via Alzaia Naviglio Pavese e invitandoli così a contrastare lo spaccio. E Silvio Garattini, direttore dell’istituto Mario Negri, lo storico centro dove vengono svolte ricerche farmacologiche e biomediche, ha diffuso dati strabilianti, che certo non possono lasciare indifferenti, sostenendo che in città si consumano 10mila dosi di cocaina al giorno
«Il consumo di cocaina, però, è forse ancora più diffuso nelle abitazioni e nelle situazioni “private“ piuttosto che nei locali alla moda - spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze Asl città di Milano, una delle maggiori autorità del settore e studioso, in particolare, del fenomeno dell’uso degli stupefacenti a Milano -. Ci sono ambienti, persone, anche moltissimi intellettuali, che attraverso il consumo di cocaina si riconoscono e socializzano. Poi c’è un uso più solitario della polvere bianca. C’è gente che esce, va in un locale, dove la trova, l’acquista e torna a casa per utilizzarla magari guardando la televisione: la cocaina, dopo un po’ che la usi, ti fa sentire paranoico. Perché stimola squilibrando. Il problema è che, prima o poi, ti presenta il conto. E devi pagare in difetto, con grossi problemi di salute, quello che pensavi di avere in eccesso».