Mozart e le suggestioni «orientali»

Pietro Acquafredda

Il riconoscibile suono orientale (triangoli, campanelli, tamburi, grancassa) con cui si annuncia la ouverture de Il ratto dal serraglio, o quello esplicitato anche nel titolo della celebre marcia «alla turca» - che conclude una poco nota sonata pianistica sempre di Mozart - registrano l’accoglienza da parte dei nostri musicisti di un certo colore strumentale: quello, cioè, delle bande musicali al seguito degli eserciti che dall’Oriente minacciavano le frontiere europee occidentali.
E Mozart non è né l’unico esempio di tale attenzione verso l’Oriente che aveva pacificamente invaso prima l’Europa continentale con la novità della letteratura e dell’arte. Il concerto di domani del «Festival K» è a suo modo una specie di lezione in musica, un concerto a tema, impreziosito da una duplice presenza strumentale, una per parte europea ed una seconda orientale, e dalla doppia coppia di danzatori: due ballerini classici, per il valzer nostrano, due Dervisci rotanti, per la versione spiritualizzata della celebre danza.
Dei due ensemble strumentali, al primo, di gran nome e storia, Concerto Koln, toccherà illustrare attraverso un singolare percorso la storia del valzer attraverso autori di riferimento assoluto, Mozart e Beethoven principalmente; il secondo, vocale-strumentale, che utilizza strumenti della tradizione orientale, Sarband, giunge a Roma con un carico di primizie della letteratura musicale mediorientale di Sette-Ottocento, come è nata e si è sviluppata nelle corti di alcuni sultani colti e raffinati.
Domani, ore 21. Biglietto unico 9 euro. Ridotto 5 euro (giovani sotto i 30 anni).