Mozart a Milano, gli anni felici di un piccolo genio

Giancarlo Lacchin

Non finiscono di sorprendere le celebrazioni mozartiane per il 250° anniversario della nascita del genio salisburghese. Non possiamo che rallegrarcene, tanto più che quella che si svolge a Milano è una festa dal sapore particolare, anche rispetto alle più titolate sedi austriache: è una sorta di festa di “iniziazione”. Sono tanti infatti i luoghi in città che ricordano il passaggio del giovane Mozart: dal convento di San Marco a Palazzo Melzi, sede del governo austriaco e di un'importante Accademia musicale, dall'allora Teatro Regio-Ducale alla chiesa di Sant'Antonio Abate. È appena quattordicenne quando, nel 1770, Mozart giunge nella Milano asburgica dopo un giro trionfale con il padre Leopold nell’Italia settentrionale. È noto che qui i due trovano una calorosa accoglienza, sostenuta dal conte Carlo Giuseppe di Firmian, plenipotenziario per l'imperatrice Maria Teresa della Lombardia austriaca che li introduce nella vita culturale milanese e favorisce i contratti con il Regio-Ducale per le prime opere: Mitridate re di Ponto, Ascanio in Alba, Lucio Silla. Un successo clamoroso. In un anno complessivo di permanenza in città, in tre viaggi fra il gennaio 1770 e il marzo 1773, viene anche composta la cantata Esultate, Jubilate (KV 165), oltre a sinfonie, divertimenti per orchestra e quartetti per archi.
L’intensità del rapporto fra il musicista e Milano è il tema dell’incontro Mozart a Milano organizzato oggi dalla Fondazione Emilio Bernardelli (ore 17.30, Hotel dei Cavalieri, p.zza Missori) con Sandro Boccardi, Paolo Fenoglio, Paolo Limiti, Giulio Cesare Maggi e Manfredi Palmieri. I grandi maestri classici della nostra epoca, scrive Pierfranco Vitale nella prefazione al libro di Maggi Mozart a Milano «hanno composto “difficile” per rendere “facile” l'arrivo del loro sublime al nostro cuore»: forse è proprio questa “difficoltà” che ha impedito all'imperatrice di riconoscere in questo bambino il miracolo della musica, impedendogli di ottenere un posto alla corte ducale. E allora «Addio infanzia felice, addio Italia, addio Milano!».