Mozione di sfiducia contro D’Elia Forza Italia alla sinistra: votatela

«Le cariche istituzionali siano precluse a chi ha commesso reati gravi e violenti»

da Roma

Il caso di Sergio D’Elia, negli anni Ottanta esponente dell’organizzazione terroristica Prima linea, quindi riabilitato animatore dell’associazione «Nessuno tocchi Caino» e oggi deputato e segretario d’Aula alla Camera, continua a infiammare la polemica in tutta Italia. Ieri, mentre a Firenze i consiglieri comunali di Forza Italia ricevevano il presidente della Camera Fausto Bertinotti imbavagliati in segno di protesta per la presenza di D’Elia nell’ufficio di presidenza di Montecitorio, nel primo pomeriggio, alla Camera gli azzurri partivano lancia in resta per illustrare la mozione di sfiducia al deputato, che conta fra suoi primi firmatari anche Elio Vito. Auspicavano i deputati di Forza Italia nel loro testo che «Il governo, nel doveroso e assoluto rispetto delle prerogative del Parlamento, assuma iniziative, anche normative, al fine di evitare che a cariche istituzionali di rilievo possano accedere coloro che siano stati condannati per reati gravi e violenti contro la persona e contro le istituzioni democratiche».
Un attacco durissimo e diretto (oltre che contro D’Elia anche contro il deputato di Rifondazione Daniele Farina, esponente dei centri sociali e attuale vicepresidente della commissione Giustizia) senza precedenti nella storia della seconda repubblica. Un gesto molto forte che il vicecapogruppo di Forza Italia Antonio Leone giustificava così: «Il nostro atto indirizzo -ha spiegato - non vuole assolutamente avere il sapore di un'azione ad personam contro un singolo deputato che abbia assunto cariche istituzionali di rilievo, ma vuole rivestire un valore politico di carattere generale. La mozione in esame, infatti, è legata a un’idea che può essere approvata sia dalla maggioranza sia dall'opposizione. Ricordo, ad esempio, che essa suggerisce la definizione di un codice di autoregolamentazione, che può essere proposto dalla maggioranza ed essere condiviso dall’opposizione, al fine di evitare che cariche istituzionali di rilievo vengano assegnate a persone che, per il loro passato, possano offendere sensibilità diffuse nel nostro Paese. Torno a ripetere che ciò dovrebbe valere anche per le persone che hanno rinnegato il loro passato e pagato il loro debito con la giustizia».
Insomma, l’autoregolamentazione - secondo Forza Italia - dovrebbe spingere D’Elia a un gesto di dimissioni spontaneo dall’organo di autogoverno di Montecitorio. D’Elia non ha risposto, per scelta, ma non ci pensa nemmeno. E per lui, in sua difesa, ha parlato il segretario dei Radicali Daniele Capezzone. Un intervento appassionato, ma anche molto attento al piano formale: «Se è sacro il dolore delle vittime, di ogni vittima di ogni atto di violenza, non è sacro ma è il contrario di sacro, cioè civilmente blasfemo, il tentativo da parte di altri di fare uso politico di quel dolore per colpire un avversario e per negare la sua storia e il suo percorso». L’esito del voto, qualunque esso sia, stavolta non passerà senza lasciare ferite aperte.