Mozione unica, l’accordo Lega-Pdl fa perdere la testa ai democratici

RomaL’accordo pieno si raggiunge in tarda mattinata quando, a palazzo Chigi, si ritrovano attorno a un tavolo Berlusconi, i vertici di Pdl, quelli della Lega, e il capogruppo dei Responsabili, Sardelli. Manca Bossi. Un’assenza che pesa e che dimostra che tra Silvio e Umberto resta la ruggine. Screzi sul piano personale più che su quello politico, visto che la «quadra» tra gli alleati partorisce una mozione che verrà votata oggi dalla Camera. La mina invece scoppia in casa Pd. Undici deputati appartenenti all’area cattolica e alla sinistra interna dichiarano infatti di non voler votare la mozione presentata dal loro partito, considerata troppo «guerrafondaia». Bersani, che aveva sperato nella spallata al governo, di fatto perde due volte: il governo regge e l’ala pacifista si ribella al leader.
Per quanto riguarda la mozione di maggioranza, si partiva dal testo presentato dal Carroccio dopo l’ira del Senatùr, contrario all’accelerazione sulla missione in Libia. E così si è proceduto alle limature. Tempi certi da comunicare al Parlamento per concludere le azioni militari, in accordo con le organizzazioni internazionali e gli alleati; razionalizzazione delle missioni internazionali cui l’Italia partecipa per evitare ulteriori aumenti della pressione fiscale sono le due novità del documento che ha fatto esultare un po’ tutti. In realtà è una frenata rispetto ai desiderata della Lega che aveva chiesto semplicemente di «fissare un termine temporale certo dei bombardamenti». Una formula che avrebbe trovato difficile applicazione vista l’impossibilità di stabilire in anticipo la fine delle ostilità. Con l’aggiunta dell’inciso «in accordo con gli alleati» si inserisce una variabile militare imprescindibile. E poi un’altra aggiunta: «Riduzione e razionalizzazioni delle missioni italiane all’estero», cavallo di battaglia di Bossi, con la postilla sottolineata dal ministro della Difesa, La Russa: «Da tempo c’è un impegno, preso anche con il presidente della Repubblica, di ridurre gradualmente tutte le missioni con l’accordo delle organizzazioni internazionali, mai unilateralmente».
Insomma, un capolavoro di sintesi politica che di fatto permette a tutti di cantare vittoria: sia il Pdl, sia la Lega. Chi ha vinto e chi ha perso tra i due? Meglio definirlo un pareggio posto che anche le opposizioni danno una valutazione diametralmente opposta: per il Fli, Berlusconi si è piegato ai voleri di Bossi; per il Pd la Lega ha calato le braghe.
Due le cose certe: la prima è che il governo regge e supera anche lo scoglio sulla politica estera. La seconda è che il malumore di Bossi nei confronti di Berlusconi non è certo passato. «Lo sentirò tra stasera a domani, ma non si deve vincere al 100%», dice. Ma gli attriti tra i due sembrano essere più di carattere personale che politico. A nulla sono valse le scuse indirette del Cavaliere con quel «ho sbagliato a non coinvolgerlo prima del vertice con Sarkozy». Da qui il fastidio di Berlusconi per i toni ultimativi usati da Umberto negli giorni. Perché Bossi resta freddo? Un po’ per ragioni elettorali: parte della sua base comincia a mal sopportare l’alleanza con Berlusconi ma soprattutto i malumori di alcuni ministri a chi tiene i conti a puntino con un occhio di riguardo al Carroccio. Ossia Tremonti.
In parte la sua freddezza ha ragioni di puro calcolo politico: il «Silvio pagherà pegno per quell’errore» si tradurrà senza dubbio in un pugno sbattuto sul tavolo su quello che interessa alla Lega. Vale a dire: l’intoccabilità del ministro dell’Economia Tremonti; il vicesindaco di Milano; lo spostamento di alcuni ministeri e della Consob al Nord; la via preferenziale ad alcuni loro cavalli di battaglia come il commissariamento dell’Agea (ente che gestisce i sostegni Ue all’agricoltura, leggasi quote latte, ndr) e la regionalizzazione dell’Anas; entrare nella partita del rimpasto di governo per pesare di più a fronte dello strapotere dei Responsabili, visti dal Carroccio come minaccia. Una grana in più per la maggioranza che ieri ha pasticciato in tema di forze armate.
In pratica si era trovato un accordo in commissione di Difesa per una assegno perequativo a polizia, vigili del fuoco, e militari. Peccato che in commissione Bilancio la stessa maggioranza abbia poi riconosciuto che, a causa della scarsità delle risorse, si poteva parlare soltanto di «una tantum», pena la mancanza di copertura finanziaria.