Mozzarella, il primo allarme nel 2001

Bye bye bufala campana. Causa allarme-diossina, il «mozzarella-bar» Obikà di via dei Prefetti ha ridotto l’offerta a scopo precauzionale. Dei tre tipi che il ristorante serve - Pontina, Casertana e Salernitana - solo la prima sopravvive sul menu e nei piatti. Il gestore ci tiene a spiegare che la fiducia nell’«oro bianco» della Campania non è venuta meno. Ma sta di fatto che il timore per la mozzarella contaminata tra gli avventori c’è, e dunque ecco la decisione, temporanea, presa «per venire incontro alle richieste dei nostri clienti». Eppure, per non spezzare il filante filo conduttore che unisce Campania e Lazio, secondo il vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Madama, Cesare Cursi, sarebbe bastato poco. Già nel 2001, ricorda il senatore, «due campioni di latte ovino avevano fatto individuare un fenomeno legato a contaminazione dei pascoli con diossina prodotta dalla combustione di materiale utilizzato in agricoltura: teloni, sacchi di antiparassitari e copertoni». Insomma, «già allora era evidente - prosegue Cursi - che se non si fossero effettuate azioni di monitoraggio nelle zone colpite da fenomeni di combustione e inquinamento ambientale, si sarebbero determinati problemi seri». Riemersi, oggi, con clamore internazionale. Le responsabilità? L’esponente del Pdl non ha molti dubbi. «Sono stati scarsi gli interventi della Regione Campania che, al di là dell’emanazione di generici Piani di monitoraggio, non ha mai effettuato un’approfondita verifica delle reali situazioni di contaminazione». E se l’Obikà, nelle sue sedi di Roma, Milano e Londra, per ora si limita a portare in tavola solo la bufala pontina, Cursi avverte che la crisi potrebbe «estendersi a tutte le nostre esportazioni se il ministero della Salute non fornisce i dati relativi ai controlli fatti per evitare il rischio diossina». La ricetta del senatore per rilanciare l’immagine della mozzarella italiana è una sola: controlli ferrei che «rendano giustizia ad allevatori e produttori onesti» e «pugno di ferro» contro i delinquenti. Per «garantire realmente la salute dei cittadini». E dei buongustai di tutto il mondo.