La mozzarella di Prodi è la metafora del governo

Ha letto l'intervista di Prodi? Secondo lei voleva fare dell'autoironia? Si rivolge al giornalista con una metafora: «Lei sa come si fa la mozzarella? Si gira con pazienza e si forma una matassa. Diciamo che io sto facendo una mozzarella. Se non riescono a cacciarmi via, alla fine il Paese capirà le mie ragioni. E non possono cacciarmi perché non saprebbero che cosa fare». Comunque ha ragione: nessuno può fare una mozzarella come una mortadella.


No, guardi caro Diano, di tutto può esser capace Prodi, ma proprio tutto. Meno che fare dell'autoironia. Se è per questo anche della ironia semplice, senza prefisso, sempre che non si intendano considerare tali le freddure da oratorio che ogni tanto, accompagnandole dalla risata che ricorda, al suono, lo sciacquattare dell'acqua nel catino, si compiace di buttar là. Però devo ammettere che la metafora della mozzarella m'ha deliziato. Generalmente in tali circostanze si ricorre al traslato delle trame e degli orditi, ma dopo la bischerata della «Tela di Penelope» - nome che Prodi volle dare al suo controprogetto di Costituzione europea che come è noto finì sepolto dalle risate - evidentemente vuol tenersi a distanza da ago e filo. Così che ripiegò sul gustoso formaggio e bisogna proprio dire che ci sta a pennello testa quedra in veste di casaro, con le sue manone che girano e rigirano la cagliata fino a farne una matassa. Una immagine a mezzo fra il Mulino Bianco e Pappagone, quello di «ecqua qua». Già, perché la mozzarella è allegoria del governo. Che Prodi dunque percepisce come cosa estremamente fiacca, bolsa, di poco conto: in senso figurato essere una mozzarella questo significa. Ma non basta, c'è poi la manipolazione, faccenda sulla quale il buon Freud avrebbe scritto un volume. Non si fatica ad immaginare il nostro periclitante presidente del Consiglio che spappola, pesta, sfracella la compagine governativa cambiandole i connotati. Rendendola matassa, una cosa aggrovigliata, confusa, senza capo né coda che il casaro di Palazzo Chigi afferra e spiaccica sul piano di marmo, tiè, tiè e tiè, bofonchiando ciapé mo sò, pifarlot, mi vorreste dscàrgher, scaricare, ma io vi tengo in pòggn, in pugno, perché tanto non sapete con chi sostituirmi... Insomma, nella metafora della mozzarella vien fuori un Prodi a tutto tondo, al naturale, vien fuori l'omino soavemente astioso e vendicativo che non pensa a governare, sempre che ne sia capace, ma a restare incollato alla poltrona.
Per quanto tempo ancora? Fra un mesetto e mezzo le vetrine delle pasticcerie saranno invase dai panettoni, si udranno per le vie gli zampognari, l'aria saprà del profumo delle caldarroste e ci sentiremo tutti più buoni perché il Natale si avvicina. E come si dice? Natale con i tuoi, si dice. Ebbene, caro Diano, tutto lascia pensare che ciò varrà anche per il nostro amato testa quedra il quale, libero da ogni impegno e pensiero di governo (se mai l'ha avuto), potrà ricongiungersi ai suoi cari e trascorrere in letizia le festività. Letizia da noi cittadini entusiasticamente condivisa sapendolo, assieme allo Schioppa, al Visco e al resto della centuria di governo, fora dei pe', per dirla come ci esce dal cuore.
Paolo Granzotto