Mozziconi in spiaggia, è maleducazione non la fine del mondo

Caro Granzotto, oggi ne ho sentito una davvero una bella: poiché tra la sabbia delle spiagge si rinvengono spesso dei mozziconi di sigaretta che infastidiscono il bagnante e aggravano il lavoro di pulitura dell’arenile, con ogni probabilità il prossimo anno sulle spiagge verrà vietato fumare, come già accade in America. Non posso essere più preciso perché quanto le scrivo l’ho udito dire da un vicino molto altolocato - un professore universitario piuttosto odioso - che compare sempre con sei- sette quotidiani sotto il braccio e che all’ombra del suo ombrellone intrattiene un gruppo di devoti e di devote signore come se fosse in cattedra. Lei ne sa qualcosa di più? Da fumatore non accanito - una dozzina di sigarette al giorno - sono un po’ preoccupato. Dopo decenni di vacanze al mare mi toccherà migrare sui monti?
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Non lo si può escludere, caro Bertolini, vista l’isteria politicamente corretta e fregnona dei crociati anti fumo o, per essere precisi, anti fumatori. Isteria, questo lo diciamo tra parentesi, che ha finito per cagionare non la diminuzione, ma l’aumento del numero dei fumatori. Spegnere la sigaretta affondandola nella sabbia di uno stabilimento balneare è un gesto maleducato. Una volta, quando le frequentavo, le spiagge, lo facevo anch’io perché comodo, efficace e veloce. Però, al momento di smobilitare, raccoglievo le cicche in un sacchetto, un pezzo di carta (mezza pagina di Repubblica, in genere) o di stagnola per poi gettarle nel cestino dei rifiuti. Molti non lo facevano e seguitano a non farlo lasciando nella sabbia scampoli delle loro sigarette. Il cui rinvenimento, lo capisco, può scocciare, anche se a mio parere è più scocciante imbattersi in altri reperti appiccicosi o untuosi, acuminati o mollicci, in noccioli e bucce in cui capita d’imbattersi su tutti gli arenili del mondo, Italia compresa. Però quel che fa scandalo è il mozzicone calcinato dal sole. Perché il mozzicone vuol dire sigaretta, sigaretta vuol dire fumo e fumo vuol dire fumatore, ovvero colui che gli isterici politicamente corretti e fregnoni intenderebbero cancellare, perché socialmente indegno di vivere, dalla faccia della Terra. Quanto alla quotidiana ripulitura, al rastrellamento della sabbia per presentarla l’indomani netta e pianeggiante ai bagnanti che inevitabilmente la insozzeranno un po’, mi dica lei, caro Bertolini, che aggravio di fatica e di spesa portino ’sti benedetti mozziconi: pulire si deve pulire e se fra la rumenta si contano decine di cicche, cosa cambia?
E invece no, invece i pasdaran anti fumo non chiedono che i fumatori si comportino in modo educato, ma intendendo tagliare la testa al toro, intendendo proprio decapitarlo, invocano il divieto di fumare in spiaggia (che poi, se uno fumasse la pipa che non comporta residui solidi?). È stato calcolato che in una sola giornata il tratto di mare prospiciente una spiaggia - dove «si tocca», per intenderci - mediamente affollata riceva duemila litri di urina. Se poi è affollata, non ne parliamo. Tutto ciò per via di un naturale stimolo che porta grandi e piccini, una volta immersi per metà, a fare la pipì dove la buona educazione e il senso civico lo escluderebbero. Ma tanto, uno dice, chi mi vede? Che modo di ragionare, eh, caro Bertolini? Gli zitelloni fondamentalisti anti fumo che vanno al mare sguazzano amabilmente nella pipì, ma inorridiscono se vedono una cicca nella sabbia. Sono o non sono fessi?