Mps, Antonveneta prima attacca poi si ritira

Il vertice padovano: siamo pronti ad altre aggregazioni. Il pressing di Groenink e lo scoglio senese

Massimo Restelli

da Milano

Monte Paschi-Antonveneta: dopo la caccia a Banca Popolare Milano e Capitalia, Piazza Affari sposta il bersaglio sulle tracce dell’olandese Abn Amro. Il pressing su Siena di Rijkman Groenink prosegue da tempo ma a catturare l’attenzione degli operatori sono stati ieri i segnali e le mezze verità trapelate dal braccio operativo padovano. A partire dal presidente Augusto Fantozzi che è sembrato spingersi a citare Rocca Salimbeni (più 3,49% a 4,94 euro in chiusura) tra i possibili bersagli. Una volontà di espansione rilanciata nello stesso giorno dalle pagine di Repubblica dall’amministratore delegato Piero Luigi Montani che, in occasione della presentazione del nuovo marchio, ha detto di ritenere il gruppo pronto ad altre fusioni. Il top manager ha precisato che ogni decisione spetta all’azionista, ma la Borsa segue da settimane l’attivismo di Groenink culminato con l’incontro in Bankitalia.
Con il passare delle ore Antonveneta ha corretto la linea di Fantozzi sottolineando che il banchiere non ha «mai citato Mps o altre banche come possibili target». La strategia difensiva è stata confermata da Amsterdam che ha detto di non voler alcuna operazione ostile e di essere concentrata «esclusivamente» su Antonveneta, ma i volumi attorno al gruppo di Giuseppe Mussari sono rimasti intensi. Una «pretattica» che sta tuttavia cambiando gli stessi valori in campo (Mps capitalizza 15 miliardi ed è prossima ai massimi di maggio), senza contare gli ostacoli di governance che avrebbero incontrato le avance di Groenink.
L’esito potrebbe essere la nascita di un gruppo creditizio da 3mila sportelli controllato dagli olandesi, che in cambio «ammetterebbero» tra i propri grandi azionisti l’Ente di Gabriello Mancini e trasformerebbero il Monte nel nuovo cardine del proprio dominio diretto italiano. Costruito l’estate di due anni fa con una costosa Opa dopo aver vinto lo scontro frontale per il controllo di Antonveneta con la Banca Popolare Italiana allora guidata da Gianpiero Fiorani.
Sebbene il presidente Cesare Geronzi abbia già rifiutato un matrimonio, la strada più valida dal punto di vista industriale per Amsterdam potrebbe essere una fusione a tre con Capitalia (più 0,93% a 7,1 euro). Soluzione che permetterebbe di tenere testa alla forza d’urto di Intesa Sanpaolo, creando un altro grande polo affidato a Matteo Arpe che riprodurrebbe in parte la fotografia del capitale di Ca’ de Sass: con una fondazione italiana forte, un socio straniero e alcuni imprenditori legati al territorio.
Anche se Abn Amro ha di recente confermato il proprio impegno nel sindacato di Via Minghetti «ritirando» parte della quota ceduta da Pirelli, tale prospettiva sarebbe tuttavia considerata un attacco da Capitalia. Dove non appare fattibile neppure l’integrazione della sola Antonveneta proprio per le ricadute che avrebbe sugli equilibri azionari. Visti i prezzi attuali una scalata su Capitalia costerebbe comunque cara (18,6 miliardi la capitalizzazione) e lo stesso Unicredit si è chiamato fuori dal monopoli definendo come «destituite da ogni fondamento» le indiscrezioni su una possibile offerta.