Mps, Caltagirone «prenota» la vice presidenza

Bellaveglia: l’arbitrato è l’estrema ratio. La separazione e la contropartita Holinvest

Massimo Restelli

da Milano

Francesco Gaetano Caltagirone si incammina verso la vice presidenza di Monte Paschi. Dopo che la Fondazione Mps ha sostenuto la scalata di Giuseppe Mussari alla presidenza, ieri sono stati i soci privati a uscire allo scoperto: Hopa, ha detto l’industriale bresciano Ettore Lonati, presenterà una «lista unica» con Lorenzo Gorgoni (ex top manager della Banca del Salento) e Caltagirone.
L’accordo per Mps, poi confermato dal gruppo di costruzioni romano, punta a ottenere tre posti in Cda. Dove siederanno anche due rappresentanti di Unipol e Unicoop Firenze (Pierluigi Stefanini e Turiddo Campaini) che presenteranno una terza lista ma con cui è stato siglato un patto separato per calibrare le forze nel board accanto ai cinque rappresentanti della Fondazione. In pratica, un patto di «non belligeranza» tra i soci privati di Mps, che da un lato ha permesso al mondo delle cooperative di ristabilire le distanze da Hopa dopo l’asse Consorte-Gnutti e dall’altro ha spianato la strada di Caltagirone (10% la parteciazione complessiva) verso la vicepresidenza di Rocca Salimbeni.
Il cambio della guardia è fissato all’assemblea del 29 aprile, quando dovrebbe entrare in Cda anche Carlo Querci. Caltagirone, ormai a un passo dalla conquista del Gazzettino, subentrerà a Stefano Bellaveglia. Quest’ultimo dovrebbe, tuttavia, affiancare Romano Marniga alla guida di Hopa che ieri è tornata a cercare una via di uscita dal labirinto Pirelli-Olimpia-Holinvest. In palio c’è il divorzio della cosiddetta «finanza padana» da Telecom Italia. I lavori riprenderanno la prossima settimana con un vertice tra gli advisor Bruno Ermolli e Roberto Poli, che ieri ha illustrato al board di Corso Zanardelli le 5-6 opzioni sul tavolo per calcolare il prezzo dell’uscita.
Scartata l’ipotesi di una scissione proporzionale dei titoli Telecom custoditi in Olimpia, Marco Tronchetti Provera dovrebbe scegliere di liquidare per cassa il 16% di Hopa, ma a essere cambiato è il clima della trattativa. A dispetto delle tensioni trapelate nelle scorse settimane, Bellaveglia ha infatti assicurato che Brescia punta a «un accordo conveniente per ambedue le parti», contraddistinto da «un prezzo congruo» e «reciproca soddisfazione». Una linea conciliante, che giudica l’eventuale ricorso all’arbitrato come «l’estrema ratio», ha proseguito il top manager sottolineando che Brescia «non è indifferente» al business delle tlc.
La separazione è fissata per l’8 maggio, quando scadranno i patti parasociali, ma resta lo scoglio del prezzo che oscilla (2,3-2,5 euro) a seconda del periodo borsistico sul quale sarà calcolato. Su questo lato è possibile una mediazione ma non sul premio da 208 milioni già messo nero su bianco negli accordi.
A conti fatti, Pirelli affronterà un esborso da 450 milioni (150 milioni i Benetton). Denaro che almeno in parte (90 milioni) potrebbe rientrare in Olimpia dalla partita Holinvest (cui fa capo il 3,5% di Telecom). Visto che Lonati, dopo aver giudicato «indifferente» la scissione o il saldo in denaro, ha detto che Hopa adotterà la stessa scelta messa in atto da Pirelli per Olimpia.