Mps, la carta di Fabrizi: nozze con Bpi e Bper

L’ipotesi è di una banca d’affari europea. I sindacati e le divergenze con Mussari

Massimo Restelli

da Milano

Una doppia fusione di Mps con Popolare Emilia Romagna e con Bpi, da cui estrarre 740 milioni di sinergie. A poche settimane dalla fine del suo secondo mandato (il 29 aprile), il presidente Pier Luigi Fabrizi prova l’ultima chance accarezzando l’idea di trasformare il Monte dei Paschi in un soggetto aggregante del risiko bancario nazionale. E portando dalla sua le simpatie dei sindacati.
La strada è contenuta in due studi che una delle principali banche d’affari europee ha fatto recapitare a Siena. Dossier, quindi, non commissionati direttamente da Rocca Salimbeni, ma che soppesano opportunità industriali, sinergie e rischi non solo di un’ipotetica fusione con Bpi, ma anche di quella, ancora più futuribile, con Bper.
Lodi sarebbe la prima a essere integrata, ma sarebbe stato il potenziale combinato dei due matrimoni a catalizzare un prevedibile consenso sia tra i sindacati, sia nel vertice. A partire da Fabrizi, la cui visione sul futuro delle banca si è spesso discostata da quella della Fondazione Mps di Giuseppe Mussari. Dopo la tornata comunale del 28 maggio Mussari potrebbe subentrare a Fabrizi e sarebbe forse più propenso a un grande matrimonio. Il bivio in questo caso è scegliere tra Sanpaolo e Banca Intesa, con il rischio però di vedere Mps «fagocitata» dallo stesso dislivello del valore in Borsa. Un timore che Fabrizi ora sfrutta per giocare la propria carta e proporre ai soci una strada alternativa. Bpi e Bper sono due popolari e quindi l’impresa appare difficile, ma consentirebbe a Siena di avere la regia di un gruppo da 20 miliardi di capitalizzazione, 243 miliardi di attivi e 135 miliardi di impieghi. Magari ripercorrendo l’approccio amichevole con cui Mps ha già aggregato la Bam.
Dalla fusione con Lodi lo studio stima 367 milioni di sinergie nette (cui se ne aggiungerebbero 373 per l’eventuale fusione con Bper) e 129 filiali in eccesso in termini Antitrust. Una fusione con il gruppo di Guido Leoni porterebbe, invece, a cedere 319 sportelli.
In entrambi i casi si ipotizza un’offerta per cassa o in azioni. Che, a fronte di un premio del 10-20% sugli attuali prezzi di Borsa, diluirebbe la presa della Fondazione al 34-35% nell’ipotetico aggregato con Bper e al 31-32% in quello con Lodi. A conti fatti numeri simili a quelli che emergerebbero tra Mps e un big player. Finanza a parte, la mossa di Fabrizi è molto legata al momento politico di Siena, che nel giro dei prossimi due mesi si accinge ad affrontare elezioni politiche, l’assemblea della banca e le consultazioni elettorali.